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Il Paesetto degli Inglesi in Villa Opicina
MessaggioInviato: Sab Gen 07, 2006 12:07 am Rispondi citando
Larry
Registrato: 13/10/05 22:43
Messaggi: 377
Località: Inghilterra




Il Paesetto dagli Inglesi in Villa Opicina.
Aurtom scrive della sua infanzia nel paesetto di Via Imbriani. Lela racconta della sua poverta` romantica nel paesetto di Via Udine. Tutt'e` due triestini nati e si spiegano con lucidita` e umore, nel favoloso dialetto triestino, come i fioi passavano il tempo negli anni cinquanta. Pero, c'e` un altra facciata del soldo di quelli anni cinquanta. Loro hanno avuto delle famiglie, dei parenti, genitori e colleghi di scuola. Quegli anni di cinqanta,pero, erano pochi anni dopo la fine di una spietata guerra e ancora si trovava attorno al mondo, piccoli gruppi di soldati che dovevano prestare servizio, si diceva, 'alla protezione della pace'. Ma questi soldati, lontano dalle loro famiglie, non erano dalla stessa nazionalita` della gente nei paesi dove dovevano 'proteggere la pace', ma stranieri che dovevano cercare di fare una vita - non si puo mai dire 'normale' - ma qualcosa vicino alla normalita` conosciuto da loro nei loro paesi. Si creavano un'isola in mezzo ad un mare di stranieri, non tutti disposti ad accogliergli con tenerezza e buon cuore. E cosi era quando fu creato il famoso e storico Territorio Libero di Trieste.
Io mi sono venuto alla conoscenza di Trieste quando, essendomi trovato con il mio reggimento a Treviso, dopo un periodo di felicita` estiva nella citta` di Pola, in ottobre 1946, mi ero separato dagli amici con cui avevo combattuta nella guerra di Nord Europa e trasferito ad un altro reggimento di fanteria di stazione in Opicina. Ero una motociclista, marconista e telefonista. Come motociclista dovevo fare il corriere portando la posta personale e documenti militare ai posti di blocco che si trovavano sulla Linea Morgan che divideva la Zona A dalla Zona B del Territorio Libero di Trieste. E quel periodo del inverno di 46/47 e` stato un periodo quasi senza precedenza per il freddo e la bora. Io avevo sofferto dal freddo durante la guerra quando ero nella battaglia degli Ardennes in Belgio e ho dovuto fare 3 notti in una trincea nella foresta sotto due o tre metri di neve che mi ha lasciato con i piedi gelati, pero, quel inverno lassu in Opicina e dintorni, dico mi, era ancora piu freddo. La temperatura e sceso a quasi 30 gradi C sotto zero su nel Carso e giu in citta era quasi lo stesso. Tutta la baia di Trieste, fino a fuori alla diga si ha giacciata. E lungo tutte le mole c'erano colline di ghiaccio, specialmente li alla Stazione Marittima e all'entrata della Piazza Grande. La bora soffiava senza fine ed era assai difficile camminare per le strade. Il Comune aveva messo le corde e catene su ogni angolo di strada in citta`. Mi ricordo che su ad Opicina e Basovizza cadeva anche quella pioggia leggerissima che appena toccava gli alberi e le linee telefoniche e elettriche, si ghiacciava. Allora io dovevo un giorno portare le lettere e documenti attorno ai posti di blocco in quelle condizioni di tempo e quando arrivo` al posto di blocco ad Erpelle Kosina i miei compatrioti hanno dovuto uscire dal posto di blocco e alzarmi fuori dalla motocicletta perche ero tutto un blocco di ghiaccio. Dopo essermi sgelato e le lettere e documenti consegnati, sono uscito per riprendere il mio viaggio. La motocicletta, una Matchless 500, naturalmente era rimasta fuori all'aperto mentre io mi sgelavo e quando mi sono montato e ho cercato di metterla in moto con il pedale di avviamento, il coperchio della scatola degli ingranaggi si ha spaccato in due. Cosi, nient'altro da fare che metterla nell'indietro di un camion per riportarla in caserma in Opicina. Siamo andati da Erpelle a Basovizza e poi giu verso il grande cavo sulla strada da Trieste che, al cavo, si separava in due. Una parte della strada ti portavi su ad Opicina l'altra parte andava a Basovizza. Presi la strada per Opicina che e` tutte curve che seguono le scogliere della collina, ad un tratto il camion si slitta e gira sulla strada ghiacciata e siamo slittati fuori della strada e cascati giu per le scoglie. Fiato teso, aspettavamo la fine ma per fortuna, dove siamo slittati giu verso la nulla c'era come una sotto tazza di tereno e li siamo fermati. Ma non la motocicletta che e` andato finire all'indietro dell'Universita` come un blocco di rottame. Camminati poi indietro alla caserma e i fatti comunicati al sergenti e ufficiale del giorno, mi sono trovato sul rapporto il giorno dopo, 23 dicembre 1946, davanti al colonello. Quando ho cercato di spiegarlo che se seguivo le regole vicente militari, che dicevano che se fosse stato materiale dentro nel camion, uno dei personali doveva stare all'indietro con il materiale, sarei rimasto morte, egli mi disse - "per fare un uomo costa solo pochi minuti di piacere mentre per fare una motocicletta costa Lire sterline 80. Multato una sterlina e solo perche e` gia Natale. Fuori ufficio".

La caserma ad Opicina fu costruita a due piani e in tre blocchi a forma di un "U". Allora per via del freddo imprevisto tutti i veicoli venivano parcheggiati dentro lo spazio ad "U" e in ogni angolo c'era un grande barile di 40 galloni, pieno di sabbia e poi riempito di gasolio o benzina che veniva acceso. Ma lo stesso, ogni due ore durante la notte eravamo svegliati e dovevamo uscire, montare in macchina e mettere in moto tutte le macchine tanto per farle riscaldare. Poi, tornare a letto per un altro paio di ore per quindi ripetere la scena di prima.
Per divertimento di sera, siccome a quel epoca la Villa Opicina non disponeva di tanto per fare passare il tempo ai soldati, andavimo giu in Trieste con il famoso tram di Opicina. Quante volte fece quel viaggio, giu a poi su di ritorno. E dovevamo anche essere di ritorno in caserma per le ore 2359 al massimo. Due minuti dopo e ti eri sul rapporto. Una volta giu in citta` dove andavimo? Molti nel Bar Mario in Via Carducci ma altri tanti moltissimi alla Birreria Dreher per prendere parte nei concorsi di chi poteva bere un grande stivale di birra senza spandere una goccia. Ed erano di due litri! Ma tutta questa baldoria occoreva schei! E lo stipendio di un soldato inglese quella volta era ben poco. Allora siamo diventati spiacciatori di spagnoletti. Ma che spagnoletti!! Ricevevamo ogni settimana una razione di cinquanta sigarette gratis in una latina. Pero, ti potevi acquistare tanti altri nello spaccio militare in caserma ad un prezzo irrisibile per una stecca di 200. Cosi, siccome le stecche erano ricoperti di cellofana, anche i singoli pacchetti di venti li dentro, era semplicissimo aprire la stecca e poi i singoli pacchetti, estrarre le sigarette, e tagliare via tutto meno un centimetro della sigaretta, riempire il pacchetto con un po di segatura, e rimettere quella piccolezza di sigaretta sopra, e rinchiudere il cellofano. Si bagnava una parte del cellofano, metteva le due parti di nuovo assieme e poi premeva il cellofano contro il camino caldo della stufa di riscaldamento e il lavoro fu finito. Pero, si faceva soltanto lo strato del fondo della stecca, cosi, loro che compravano la stecca giu in citta` e caso mai volevano vedere che non erano stati truffati,quando aprivano la stecca e guardavano uno o due pacchetti dallo strato di sopra per verificare il contenuto non vedevano niente di male. Trucco riuscito, schei in scazzela e via noi al bar per prendere un corretto contro il freddo. Eravamo davvero "honest gentlemen" 'uomini onesti' dall'esercito inglese, e per dire la verita`, siccome gli italiani erano ancora considerati come 'nemici' nel 1946, non ci disturbava un minimo truccarli. Anzi, dicevamo - "ma dai, dopo tutto, son' tutti dalla maffia".

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Larry the Lamb
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