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I pompieri de Trieste
MessaggioInviato: Mar Feb 26, 2008 6:34 pm Rispondi citando
giova
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Il 14 gennaio 1784 il consigliere guberniale Pasquale de Ricci,il direttore di polizia Pietro barone de Pittoni, i giudici: Ferdinando dell'Argento, Adamo de Burlo, Antonio de Antonini, Giovanni Stanislao de Kupfersin ed il consultore Annibale de Bottonisi riunivano nel palazzo guberniale per "dare calcolato parere sopra li seguenti punti onde prevedere alle necessarie disposizioni per li casi di Incendio.Intanto,dalla fine del Settecento, attrezzi ed utensili ad uso di spegnere gl'incendi appartenenti all' inclito I.R. Magistrato si sono perfezionati. Un inventario del novembre 1834 precisa che essi si trovano allogati in un deposito in piazza San Pietro ed oltre agli schzzetti, ai carri, alle maniche, tutti aumentati di numero, troviamo aggiunti altri e più sofisticati strumenti:1 carro grande a 4 ruote con botte d'acqua e coffa, debitamente ferrato, con botte di legno rovere, tutto colorito ad oglio, cordino di 17 klafter per innalzare le macchine, bocchine di getto, manica di tella lunga dieci klafter, scalla grande della lunghezza di 6 klafter con antenne e bracciuoli in legno dolce, li scalini di legno duro lunghi 8 klafter debitamente ferrata e collorita, 4 scalle più piccole, scallone grande sopra carro a 2 ruote con li suoi bracciali alle parti debitamente ferato e incollorito,ramponi con braccioli della lunghezza di klafter 7,50,tinazzo di legno rovere della tenuta di 6 orne munito di 4 cerchi di ferro e incollorito ad oglio,mannaja di ferro con manigo di legno duro,picconi di ferro con manigo di legno duro badili di ferro con manigo di legno duro,secchioli di cuoio incatramato nell'interno e incolloriti all'esterno,fanali di legno con lastre di vetro e graticola di fillo di ferro,lampione di magazzeno di lata munito di lastre di vetro,e poi martelli,tanaglie,tre piedi,leve,pompe,e crichi che servono per sostenere il carro al momento che viene praticata l'unura delle rispettive assi.E sono pura aumentati i magazzeni adibiti alla conservazione degli attrezzi:sono rimasti quelli sotto l'Accademia reale di nautica e nell'edifizio del Teatro Grande,ma ve ne sono sotto la casa Parrocchiale in città nuova,ed in piazza San Giovanni ed è agibile pure quello in piazza San Pietro,depauperato però delle lastre esterne rotte per inavertenza e per il giuocare dei ragazzi nel cortile delle vecchie prigioni.E per concludere:un contratto stipulato in societa coi esistenti in questa città,il 25 marzo 1837:si tratta certamente d'una delle prime polizze d'assicurazione contro gli incendi.





Pompa antiincendi a sifone donata da Maria Teresa nel 1776
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Il seguito de i pompieri de Trieste
MessaggioInviato: Mer Feb 27, 2008 7:31 pm Rispondi citando
giova
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Il decreto n°3878 del 5 marzo 1817 istitui il primo corpo dei Vigili del fuoco a Trieste. Il corpo all'inizio aveva delle regole piuttosto originali, ad esempio per gli appartenenti al corpo che non avessero fatto il possibile per prevenire gli incendi, erano previsti il carcere e le percosse. L'allarme per la presenza del fuoco veniva dato da un colpo di archibugio sparato dalla pattuglia più vicina al focolaio, a questo faceva eco il cannone del castello di San Giusto, Nel 1838 questo primo Corpo venne sostituito dal " Corpo dei pompieri civici", apparve anche la prima divisa con giacca blu a coda di rondine. Il corpo era composto da 110 pompieri distribuiti in 4 divisioni e 12 squadre, fino al 1842 le divisioni erano sparse in vari punti della città,poi ebbero la prima sede unica in via del Moro ( via Antonio Caccia ) ove rimasero fino al 1882. Per conoscenza giova
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MessaggioInviato: Dom Ago 03, 2008 8:33 pm Rispondi citando
om160
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CENNI STORICI SULLE ORIGINI DEL CORPO DEI POMPIERI DI TRIESTE

L'uomo, sin dai tempi più remoti, si è servito del fuoco e non si può immaginare una sua evoluzione senza l'utilizzo di questa energia.
Di fronte agli enormi benefici approvati bisogna però considerare che quando il fuoco si manifesta in luogo non deputato a contenerlo, diventa una tremenda calamità sia per l'uomo che per l'ambiente.
Sarà stata certamente la necessità di trattenere il fuoco entro confini ben definiti a formare il primo pompiere: non dobbiamo figurarcelo in uniforme con elmetto e stivaloni ma più verosimilmente come un essere primitivo, coperto da pelli, con un ramo frondoso in mano che cerca, battendo, di spegnere degli arbusti in fiamme che minacciano le sue misere "cose".
Passano però migliaia e migliaia di anni prima di incontrare un servizio antincendi degno di essere menzionato: i Romani, mostri nell'organizzazione e condurre guerre, si preoccupano anche della sicurezza delle loro case e dei loro accampamenti ed affidano il servizio di spegnimento degli incendi alle, professionalmente preparatissime, centurie di "vigiles", organizzazione questa che scompare purtroppo con la caduta dell'impero ed il conseguente declino della città.
Passano altri secoli e soltanto al 1716 risale la formazione di un vero corpo antincendi su basi moderne: i "Sapeurs-pompiers" parigini. Nello stesso periodo in Gran Bretagna, sorgono le "Fires Brigades" per merito di alcune principali compagnie di assicurazione che intendono ridurre i propri rischi.
Nel corso del XIX Secolo, corpi di pompieri professionali o volontari, vengono costituiti in tutti i paesi.
A Trieste, i primi provvedimenti contro le cause degli incendi, vengono presi dai suoi abitanti nel primo medioevo quando i triestini si rendono conto dei danni che gli incendi possono causare nella "cittadella". Di conseguenza, vietano entro le mura, l'esercizio dei mestieri di un certo rischio (fabbri, ceramicisti, armaioli…)
Nel novembre 1754 l'imperatrice Maria Teresa d'Austria, emana un'ordinanza antincendi per la città di Trieste ed il suo Porto Franco che, tradotta in italiano e firmata dall'intendente de Hamilton, entrerà in vigore dal 1° dicembre dello stesso anno.
Questa specifica normativa (che sarà la falsa riga di tutte quelle successive) fissa i criteri costruttivi per gli stabili, per i laboratori, per i magazzini di deposito ed esercizi di vendita di materiali infiammabili o facilmente combustibili.
Non mancano disposizioni per l'allertamento dei cittadini da impiegarsi nelle operazioni di spegnimento.
Trieste contava allora poco più di seimila abitanti. Con Ordinanza Generale del settembre del 1782 l'imperatore Giuseppe II° detta altre normative in merito alle caratteristiche antincendio che devono possedere gli stabili di nuova costruzione.
Seguono in ordine di tempo:
- Un regolamento datato 1793 contenente dettagliati consigli per la difesa degli stabili in caso di incendio provocato da bombardamento navale.
- Un regolamento a firma del Governatore Pompeo de Brigido, pubblicato il 3 marzo 1801, ad uso degli architetti ad integrazione dell'Ordinanza del 1754.
- Un apposito regolamento Generale emanato nel 1801 (la città contava allora 30.000 abitanti) contenente le normative precedenti rivedute, integrate e modificate.
Nel 1817 con Decreto del 5 marzo viene istituito il primo corpo dei pompieri; organizzazione di fortuna, non professionale, con addetti racimolati solo in caso di necessità, più per demolire lo stabile incendiato che per spegnere tecnicamente le fiamme che lo stanno aggredendo.
Il Corpo non aveva una sede propria, (solo depositi di materiali) ne validi mezzi a disposizione ed operava con scarsi risultati.
Un regolamento antincendi per la Città di Trieste datato 30 marzo 1826, emanato dal consigliere di Governo Ignazio de Capuano, modifica parzialmente il precedente; tra l'altro vengono stabilite le incombenze affidate alla "Commissione Superiore" ed alla "Commissione Subalterna", quest'ultima direttamente coinvolta nell' "ammaestramento" di ben definite categorie di cittadini (reclutabili solamente in caso di incendio) all'uso delle attrezzature antincendio nonché alla tenuta in buon ordine dei depositi di materiali.
Detto regolamento stabilisce che alle operazioni di spegnimento devono collaborare non solo i civili, ma anche i militari ai quali è anche affidata la custodia dei beni sottratti alle fiamme. Gli avvisi di allertamento vengono dati con il cannone dal Castello di S. Giusto, il numero degli spari, indica la zona interessata dall'incendio.
La città cresce in estensione e popolazione, vengono abbattute le non più necessarie mura difensive e si perviene così alla necessità di dover adottare più ampie e sicure misure contro gli incendi.
Con atto datato 17 febbraio 1838 n° 1131 viene emanato un "Regolamento in oggetti di fuoco per la città e sobborghi di Trieste"; le prescrizioni e disposizioni in esso contenute mirano a : - "prevenire che nasca un incendio e di impedirlo" - " di scoprire tosto gl'incendi" - " di estinguerli al più presto possibile" e "quando siano estinti di prendere le misure precauzionali necessarie, onde impedire delle ulteriori conseguenze".
Questo "Regolamento" è un documento molto ben articolato, facile da interpretare e da seguire, spazia dalle modalità costruttive degli edifici, alle attività commerciali pericolose, alla costituzione di un apposito corpo dei pompieri.
Con le direttive in esso contenute, le case non dovranno più essere costruite con tetti in legno; murature e scale dovranno essere in pietra; le soffitte non potranno venire utilizzate per alloggi e i camini dovranno possedere determinate caratteristiche (viene anche stabilito il numero delle spazzature dei camini per ogni singola attività).
I depositi di materiali pericolosi e le rivendite di polvere da sparo, di zolfo, di fiammiferi e di paglia e fieno vengono contingentati e dislocati (almeno i più grossi) in magazzini distanti da insediamenti abitativi. Si stabilisce inoltre che allo spegnimento di un incendio oltre al personale (professionale) deve anche concorrere un corpo ausiliario formato da determinate categorie di cittadini quali spazzacamini, facchini, bottai, carrettieri (per il trasporto dell'acqua), marinai e … financo chirurghi, barbieri e farmacisti. Anche la truppa deve fornire il proprio contributo.
Nel citato documento vengono anche indicati i metodi di segnalazione degli incendi, i compensi per gli avvisatori e per i più operosi, nonché sancite le pene (anche corporali) per i trasgressori.
In ottemperanza al Regolamento, Trieste dal 24 agosto 1838, avrà il suo corpo dei pompieri composto da 110 uomini che "debitamente ammaestrati saranno esclusivamente incaricati di impiegare e maneggiare tutti gli attrezzi occorrenti per l'estinzione degli incendi".
Due società di assicurazioni: l'Azienda Assicuratrice e le Assicurazioni Generali Austro-Italiche si assumono in proprio regia e gestione.
Per "la conveniente custodia delle macchine idrauliche, e di tutti gli altri occorrenti utensili" viene, quale deposito principale, utilizzata la soppressa chiesa provvisoria eretta in Piazza della Legna (attuale piazza Goldoni), mentre depositi sussidiari vengono allestiti in piazza Lipsia (oggi Hortis), in piazza della Borsa ed in piazza S. Antonio.
Nel 1843 il deposito principale di piazza della Legna viene abolito: uomini e mezzi si trasferiscono in via del Moro (ora via Vidali) dopo che la strada, per la costruzione di alloggiamenti e magazzini, viene ridotta ad androna essendo chiuso il passaggio verso la via del Solitro (via d'Azeglio).
I pompieri che però esercitano anche un'altra attività lavorativa, vengono dotati di uniforme di colore blu, con paramenti, colletto e calzoni filettati di rosso, stivaletti alla prussiana, cappello rotondo di feltro con placca di ottone, avente lo stemma civico ed altro avente "legenda" : Pompieri.
Avranno inoltre una "tracolla di pelle nera con una placca d'ottone portante il numero di rango".
"L'uniforme però non potrà essere portata che in giorno di festa e negli altri soltanto durante il servizio di parata". Detta norma evidenzia l'importanza solo esteriore e non pratica che viene data alla divisa (a spegnere gli incendi bisogna andarci con abiti borghesi). Lo storico Pietro Kandler annota: "Esso corpo non dipende dal Magistrato sibbene dalla commissione speciale; nelle pubbliche solennità e comparse, e guardia d'onore del Comune".
Il 28 luglio 1842 il Comune di Trieste e le Camere di Sicurtà convengono per la creazione di una Commissione indipendente in materia di incendi.
L'organico dei pompieri è così fissato:
- n° 1 Ispettore
- n° 1 Sottoispettore
- n° 3 Capo Pompieri
- n° 4 Sottocapo Pompieri
- n° 4 Capo posti
- n° 50 pompieri comuni
Un nuovo Regolamento emanato dal Magistrato civico (Podestà Muzio Giuseppe Tommasini) "di concerto cogli esistenti stabilimenti di sicurtà" (alle iniziali Assicurazioni Generali Austro-Italiche e Aziende Assicuratrici si erano associate nel 1839 la Riunione Adriatica di Sicurtà e nel 1844 la Compagnia di Assicurazione Milano) viene pubblicato il 23 ottobre 1854 - esattamente un secolo dopo l'Ordinanza Triestina.
Esso modifica ed integra convenientemente tutte le normative antincendio precedentemente promulgate. I pompieri vengono municipalizzati e tali rimarranno fino al 1936. La casa civica concorre alle spese di mantenimento dell'organizzazione.
Nel 1868 viene installato il telegrafo per il collegamento dei singoli appostamenti.
Nel 1882 l'appostamento principale da via del Moro viene trasferito in via del Solitro (attuale largo Nicolini), rimangono gli appostamenti di piazza della Borsa e di piazza Lipsia, mentre l'appostamento di piazza S. Antonio viene trasferito in via del Torrente (via Carducci).
Nel 1910 troviamo appostamenti secondari in piazza S. Francesco, via Economo e via della Guardia per meglio difendere dagli incendi i nuovi borghi Giuseppino e Franceschino, nonché gli insediamenti del rione di S. Giacomo.
Durante la prima guerra mondiale il corpo è formato quasi esclusivamente da "volontari in servizio continuativo" reclutati anche tra i ragazzi, non ancora diciassettenni, assistiti quali orfani nella vicina "Pia Casa dei poveri", in quanto la quasi totalità del personale permanente era stato richiamato alle armi o internato.
Alla fine del primo conflitto mondiale, con lo sviluppo della motorizzazione (gli ultimi carri antincendi trainati da cavalli resistono sino al 1923), vengono soppressi gli appostamenti secondari.
Con RDL 10.10.1935 n° 2472 convertito in Legge 10 aprile 1936 n°833 viene istituito il Corpo Pompieri distinto in Corpi provinciali, nonché in Ispettorato Centrale con funzioni eminentemente tecniche di indirizzo e di coordinamento.
Con la legge 27 febbraio 1939 n° 333 il Corpo Pompieri assume la denominazione di Corpo Nazionale Vigili del Fuoco (normativa sperimentale).
In ordine temporale segue la legge 27 dicembre 1941 n° 1570 che, abrogando tutte le precedenti leggi, regolamenti e disposizioni, disciplina ex nuovo, sia la materia giuridica che quella tecnica amministrativa dell'organizzazione dei Servizi Antincendi del Ministero dell'Interno.
Con l'istituzione del Corpo Nazionale, passa alla storia il vecchio pompiere e nasce il Vigile del Fuoco.
Nel 1940 i Vigili del Fuoco triestini dal centinaio iniziale, raggiungono per evidenti ragioni connesse alle esigenze belliche, un organico di cinquecento unità che non possono venir accasermate nella modesta sede di servizio di largo Nicolini.
Vengono così istituiti distaccamenti cittadini al Porto Vecchio, al Porto Nuovo, ad Opicina, a Valmaura, in Broletto, a S. Giovanni, in via Economo ed in viale Miramare e distaccamenti extraurbani a Muggia, Monfalcone, Grado, Ronchi, Postumia e San Pietro del Carso.
Nel 1942 i Vigili del Fuoco di Trieste vengono inviati in missione a Lubiana, Longatico e Novo Mesto, nonché a Traù, Cattaro e Spalato e dal 1943 anche a Capodistria, Isola, Pirano e Umago.
Dopo il 25 luglio1943, il Corpo Nazionale viene "militarizzato" ( al bavero le stellette sostituiscono le fiammette) ed a seguito delle vicissitudini conseguenti all'8 settembre 1943, il corpo di Trieste, pur avendo un comandante "italiano" e dipendendo direttamente dal Ministero dell'Interno sezione Nord (ponte di Legno), è sotto stretto controllo dell'autorità germanica.
Nel maggio del 1945, dopo un brevissimo periodo di amministrazione da parte del Comando città di Trieste dell'esercito jugoslavo, il Corpo con i suoi 204 effettivi viene incorporato, pur con compiti esclusivamente antincendi, nelle forze di polizia della Venezia Giulia, di fatto alle dirette dipendenze di un Sovrintendente inglese gel Governo Militare Alleato.
Solo nel 1952 il corpo - pur rimanendo vincolato al "superiore controllo angloamericano" - avrà un Comandante inviato in missione dal Ministero dell'interno di Roma.
Nel 1954, il 5 ed il 26 ottobre, viene concesso ai Vigili l'alto onore di issare le bandiere di Trieste e d'Italia sugli alti pali della Piazza dell'Unità, operazione che non veniva effettuata, per i noti motivi dell' 8 settembre del 1943. ( operazione svolta tuttora nelle giornate festive e durante le domeniche primaverili e estive, di solito accompagnati da fanfare e picchetti militari, alla presenza delle Autorità n.d.r.)
Nel 1954 con la "seconda redenzione" il Corpo triestino ritorna alla normalità e da allora segue le sorti di tutti gli altri Corpi della Repubblica Italiana
Nel 1961, (legge 13 maggio n° 469) a seguito della riorganizzazione del Corpo Nazionale , vengono soppressi i Corpi Provinciali ed il personale, da militarmente organizzato, diventa personale civile dello Stato.
Dal 1970 (legge 8 dicembre n° 996) a seguito delle norme sul soccorso ed assistenza alle popolazioni colpite da calamità, i Vigili del Fuoco entrano, quale punta di diamante, nella Protezione Civile.
Oggi, il Comando Provinciale di Trieste, è articolato in una sede di servizio principale (sede centrale via D'alviano), nei distaccamenti urbani di Porto Vecchio e di Opicina ed in quello extraurbano di Muggia.
L'organico è di circa 240 operativi, 9 funzionari e 20 amministrativi.
Dalla fondazione del Corpo nel 1838, gli interventi urgenti dei Vigili del Fuoco triestini sono stati innumerevoli sia per incendi che per soccorso a persone, dissesti statici o salvataggio animali.
Tra i più drammatici ed eclatanti vanno ricordati sino al principio del secolo gli incendi del teatro Mauroner (Fenice) della pilatura del riso di Campo Marzio, di navigli da diporto e da carico.
Il 1900 è un anno di incendi: non passa mese che non se ne registri uno di vastissime proporzioni che coinvolga stabilimenti industriali o grossi depositi. Negli anni '30, roghi di una certa consistenza vanno registrati più volte allo Scalo Legnami, nei magazzini portuali, alle raffinerie Aquila, Esso e Irco.
I più tragici e tristi interventi si sono dovuti annotare quando, per azione intenzionalmente voluta dall'uomo e non già per casualità, i pompieri hanno dovuto portare soccorso alla popolazione a seguito di bombardamenti aerei (devastazione dei quartieri cittadini con morti e feriti) o movimenti di piazza (incendio della sede del quotidiano Il Piccolo, della Ginnastica Triestina, dell'hotel Balkan, …)
Più recenti gli incendi alla RAI, alla Risiera di San Sabba ed al Silos, nonchè quello verificatosi in seguito ad uno scoppio che ha polverizzato un intero stabile di 5 piani in via Baiamonti.
Da ricordare, date le vaste dimensioni, l'incendio provocato da un attentato da parte dell'organizzazione terroristica "Settembre Nero" nel 1972, a quattro serbatoi da 80.000 mc. Di petrolio greggio nel Tank-farm della SIOT nella piana di S. Dorligo della Valle.
Mai in Europa, si era verificato un incendio di così vaste proporzioni. Venne spento solo dopo tre giorni di lavoro intenso, grazie anche ai rinforzi arrivati dai Comandi del Veneto e della Lombardia.
In detta circostanza si sono distinti per coraggio ed abnegazione i vigili triestini, i quali nonostante le ustioni di una certa gravità riportate, hanno evitato catastrofiche conseguenze data la vicinanza di altri serbatoi pieni di petrolio greggio e dell'abitato di S. Dorligo.
Inoltre i vigili triestini non solo hanno operato con spirito di sacrificio in località di loro competenza, ma hanno partecipato a tutte le azioni di soccorso per grosse calamità naturali sia in Italia (alluvione del Polesine, in Piemonte, a Firenze, terremoto del Belice, nel Friuli, dell'Irpinia, dell'Umbria, disastri del Vajont e di Val di Stava) quanto all'estero (alluvione a Delach e ultimo in ordine di tempo nello Sri Lanka in seguito al maremoto).
In conformità dei trattati tuttora vigenti di Udine e di Osimo, il Comando di Trieste è tenuto a portare soccorso in tutto quel comprensorio già definito "Zona B" dell' ex Territorio Libero di Trieste, ora facente parte degli stati indipendenti di Croazia e Slovenia. Interventi sono stati effettuati nella città e nel porto di Capodistria nonché in uno stabilimento di Villa del Nevoso.
Molto inchiostro si potrebbe consumare per elencare le innumerevoli azioni di coraggio e di abnegazione, per lo più rimaste sconosciute alla cittadinanza, che hanno visto partecipi i Vigili del Fuoco triestini.
Un pensiero commosso e riconoscente vada a tutti quei vigili, di tutti i Comandi, meritevoli di lode e gloria per i quali prematuramente è suonato "l'ultimo allarme" ed i cui nomi sono impressi nella memoria di tutti. Saranno presenti nel ricordo di chi li ha conosciuti e di valido esempio alle nuove leve.

VIVERE NELLA MEMORIA DEI POSTERI SIGNIFICA NON MORIRE MAI.
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MessaggioInviato: Dom Ago 03, 2008 9:01 pm Rispondi citando
om160
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vecchia carrozza antincendio,si trova nell'atrio inferire della nostra caserma


pompa antincendio a mano,credo del 1800


altra carrozza antincendio,fine '800,funzionante ed usata talvolta,fino al 1940 circa ,si trova nell'atrio principale

la sua targhetta
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MessaggioInviato: Dom Ago 03, 2008 9:11 pm Rispondi citando
om160
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questa e'la lapide che ricorda i nostri caduti.....quasi tutti caduti durante la seconda guerra mondiale,anche sotto le bombe portando soccorso alle persone;eccetto l'ultimo,Mauro Savron,deceduto in un'incidente stradale,mentre si recava a mestre per un corso.
la statua che si vede a sx e' S. Barbara, nostra protettrice,vi assicuro che ci guarda spesso.protettrice anche dei granatieri e minatori.la campana d' allarme manuale,che si vede in alto a sx,dovrebbe,condizionale d'obbligo,provenire da una vecchia caserma di trieste,non l.go niccolini.


per finire due vecchie immagini dei vvf di trieste.la foto di gruppo e'fatta nella vecchia caserma di l.go niccolini,credo negli anni 40,visto anche il motto sull'edificio...
di quell'altra non ho notizie
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MessaggioInviato: Lun Ago 04, 2008 7:18 am Rispondi citando
giacomin
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Bel lavor!! bravo mulo Evil or Very Mad Evil or Very Mad Very Happy

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