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Seconda Guerra Mondiale : i Bombardamenti Aerei
MessaggioInviato: Sab Feb 11, 2006 9:27 am Rispondi citando
lonely wolf
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Questa iera una ricerca che iera stada publicada sempre su Trieste Mia.

I bombardamenti aerei su Trieste e dintorni
nella seconda guerra mondiale (1944-45)

di Sergio Drasco


La seconda guerra mondiale ha purtroppo colpito Trieste, l'Istria e il Friuli anche dal cielo.
Ho cercato di ricostruire i fatti di quel periodo e le azioni di bombardamento sia utilizzando gli archivi alleati che le notizie di cronaca. L'impresa è tutt'altro facile, anche perché vi sono errori in diverse fonti tra quelle citate (libri compresi) e non è detto che il confronto porti sempre a trovare la notizia esatta.

Da una parte si tratta di notizie ufficiali di tipo militare che si riferiscono all'insieme delle azioni compiute quasi esclusivamente dalla 15ª Air Force (15th AF), dall'altra di alcuni resoconti e testimonianze contenuti in alcuni libri o riportati dal quotidiano locale "Il Piccolo" di quei giorni. Occorre tener presente che le notizie sui giornali dell'epoca erano sottoposte a censura, o quasi, e lo stesso Piccolo era ridotto ad un solo foglio singolo (due pagine) o al massimo due e non parlava quasi mai dei danni subiti. Il suo nuovo direttore, Rodolfo Maucci, era stato nominato il 13 gennaio 1944, in sostituzione di Vittorio Tranquilli, dallo stesso Supremo Commissario Rainer. Dal 14 gennaio 1944 a Trieste veniva pubblicato anche il quotidiano tedesco "Deutsche Adria Zeitung" in quattro pagine. Le cifre dichiarate da ambedue le parti potrebbero essere anche non corrispondenti alla realtà, certamente il numero delle perdite inferte o subite era spesso molto discordante. Ma questo avveniva principalmente su fatti importanti, sulle azioni più clamorose, un po' meno forse in queste occasioni.

Spero che il ricordo di quei giorni faccia capire, anche a chi, come me, per sua fortuna non li ha vissuti, cosa significhi "guerra" anche per le popolazioni civili e faccia apprezzare quel bene grandissimo che si chiama "pace", e spinga a difendere questa pace e a respingere odi di qualsiasi tipo. Odio chiama odio, in una spirale che è difficile fermare. Per questo ritengo che, sebbene debba essere conosciuto il passato per "poter capire", sarebbe molto meglio poi dimenticare, invece di rinvangare quanto di peggio ha fatto l'uomo con i suoi comportamenti. E così su queste pagine non troverete nulla che parli di odi razziali, politici o altro. Credo sia giusto cercare, come molti già fanno e hanno fatto, di costruire un mondo migliore, dove il prossimo sia visto come un possibile amico e non come un nemico da cui difenderci, e dove le persone vengano giudicate per quello che fanno e non per le idee diverse dalle nostre (del resto non dice una massima "tanti uomini tante idee"?) o peggio ancora per la comunità a cui appartengono, per la lingua che parlano, per la diversità di cultura. Quando l'uomo imparerà a convivere e a rispettare le altrui opinioni, forse allora la parola "guerra" potrà essere dimenticata.

Dai dati trovati, sembra che non vi sia stata alcuna azione aerea sui cieli di Trieste fino al 31 gennaio 1944, ma in qualche modo legato alla nostra città è l'affondamento dell'incrociatore Trieste:

"Il 32° Bomb Squadron della USAF (United States Air Force) viene spedito con il 301° Bomb Group per attaccare l'incrociatore pesante "Trieste", che si trova ancorato in una piccola baia a La Maddalena, in Sardegna, protetto dalle reti anti-sommergibile. In un attacco classico da 19.000 piedi, e colpito con bombe da 1000 libbre, l'ultimo incrociatore pesante italiano, viene affondato. (Missione N.71)"

Ancora oggi vengono rinvenute delle bombe sganciate dagli aerei alleati in quegli anni, recentissimo ad esempio il ritrovamento di due di esse, una da 1.000 libbre e una da 500, nel greto del fiume Tagliamento.

Situazione locale 1943-1945: il 15 ottobre 1943 le province di Trieste, Gorizia, Udine, Pola, Fiume, Lubiana, Sussak, Concanera, Castua e Veglia erano stati incluse nell' "Adriatisches Küstenland" (Litorale Adriatico). Da quella data e fino alla fine della guerra l'amministrazione tedesca era guidata dall'Obersten Kommissar (Supremo Commissario) Friedrich "Friedl" Rainer, Reichsstatthalter e Gauleiter di Carinthia e in sua assenza da Wolsegger. Rainer era nato nel 1903 a Klagenfurt, verrà catturato dagli Inglesi vicino alla stessa città il 19 maggio 1945 e consegnato agli Jugoslavi, dai quali verrà processato ed impiccato il 19 luglio 1947 a Lubiana [fonte n.21 e 18]. Secondo altre fonti [fonte n.19] Rainer è stato invece fucilato a Belgrado il 21 ottobre 1946, per altre ancora la sua fine è sconosciuta [fonte n.22]. Il Höherer S.S. und Polizeiführer (comndante delle SS) era Odilo Globocnik (1904-1945), il Prefetto della Provincia di Trieste era il dott. Bruno Coceani (1893-?), il Podestà di Trieste era l'avv. Cesare Pagnini (Trieste 1899-1989).

Bombardamenti 1943: L'Istria e la Dalmazia sono state bombardate anche nel 1943, Gimino e Pisino il 4 ottobre dai tedeschi (erano occupate dalle truppe titine), Lussinpiccolo e Sansego tra il 9 e il 12 ottobre sempre dai tedeschi, Zara il 2, 20, 28, 29 novembre e il 16 e 30 dicembre dagli alleati (Zara verrà bombardata ben 54 volte e quasi completamente distrutta, con oltre 4.000 morti. Per particolari, foto e motivi vedi fonte n.25 della bibliografia).

NOTA: Effettuando questa ricerca (non ancota terminata) ci siamo resi conto molto più di altre volte di come sia veramente difficile ricostruire la verità su avvenimenti del passato, soprattutto (ma non solo) per avvenimenti bellici. Le fonti ufficiali mancano del tutto o quasi, i rapporti militari sono spesso coperti dal segreto di stato o sono andati persi, le notizie comunicate a mezzo stampa sono veramente poche e tendenti a falsare la verità per cercare di influenzare lo stato d'animo della popolazione, le testimonianze sono quasi sempre basate sui ricordi e di conseguenza imprecise e talvolta anche profondamente errate. Così si incontrano spesso delle discordanze tra i dati raccolti, alcune apparentemente facilmente risolbili, altre meno. Dove possibile le abbiamo messo in evidenza. Un caso clamoroso mi sembra il sopracitato caso dell'esecuzione di Raiter che viene data addirittura avvenuta in due date diverse, a differenza di quasi un anno, e in due modi diversi. Tutto questo ci lascia supporre che tutta la storia umana possa esser spesso stata ricostruita con errori macroscopici e grossolani che nessuno scoprirà mai.


[continua...]
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MessaggioInviato: Sab Feb 11, 2006 9:30 am Rispondi citando
lonely wolf
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La protezione antiaerea
Gli allarmi aerei



Il tipico e terrificante segnale di allarme aereo era costituito da quattro fischi di 15 secondi ciascuno a intervalli di 5 secondi.

Il 30 agosto 1943 venne fondata l'UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) e cominciarono le esercitazioni di allarme antiaereo.

Sirene di allarme erano poste sulla Torre della Casa del Combattente, sulle fabbriche, sul Mercato Coperto, in Arsenale, nei Cantieri e nel Porto. Il primo suono era il "preallarme" a cui in genere (ma non sempre) faceva seguito, dopo circa una decina di minuti, l'allarme vero e proprio. Spesso si trattava solo di aerei in transito.

Il 16 febbraio 1944 la prefettura di Trieste ricorda che i portieri hanno l'obbligo di aprire i protoni degli stabili in caso di segnale di allarme notturno, poiché la popolazione che si trova per strada deve rifugiarsi, nel caso non riuscisse a raggiungere i ricoveri antiaerei, nei portoni delle abitazioni civili.

Il 2 aprile 1944 al Castello di San Giusto si svolgono delle esercitazioni antiaeree, a cui partecipano oltre 4.000 persone, tra Vigili del Fuoco, UNPA, capifabbricato e altri addetti.

Il 15 aprile 1944 Obbligo per la popolazione del Litorale Adriatico tra i 18 e i 60 anni, non impegnata per servizi in altri settori, di prestare servizio nella protezione antiaerea.

Domenica 23 aprile 1944, in relazione alle "Sirene ausiliarie", la Prefettura (C.P.P.A.A.) comunicava tramite il giornale Il Piccolo:

"Si informa la cittadinanza che trovasi già in corso di attuazione un impianto di sirene ausiliarie ad aria compressa per il caso che dovessero rendersi inutilizzate le sirene elettriche in seguito ad interruzione della energia alimentatrice. In attesa che i lavori per l'impianto predetto siano ultimati, è stato organizzato un servizio per la segnalazione di allarme a mezzo delle campane che sarà, come sopra detto, attuato soltanto nel caso di interruzione dell'energia elettrica. Per Poggioreale del Carso (Villa Opicina) tale servizio, invece, sarà attuato immediatamente e sarà disimpegnato dai carabinieri della località.
Le segnalazioni saranno fatte come segue:
Allarme: suono a distesa, per la durata di due minuti primi, del campanone di San Giusto, della campana maggiore di S. Antonio nuovo, seguiti subito da tutte le altre campane di Trieste.
Cessato pericolo: suono a rintocchi per la durata di un minuto primo."

Il 3 maggio 1944 vengono annunciate le prove del nuovo sistema di allarme con sirene ad aria compressa (Pressluftalarm). Il 27 maggio queste nuove sirene diventano operative.

Il 27 maggio 1944 diventano operative le nuove sirene ad aria compressa.

Domenica 2 luglio 1944 veniva comunicato che tutte le sirene elettriche e quelle ausiliarie ad aria compressa erano tornate in piena efficienza. Pertanto dal 2 luglio le campane delle chiese venivano restituite al servizio del Culto.
Nello stesso giorno il Prefetto, in un'intervista rilasciata a Radio Litorale Adriatico, ricordando che molti preallarmi non sono seguiti dall'allarme aereo, porgeva un dovuto elogio ai Vigili del Fuoco, U.N.P.A., Croce Rossa, squadre di salvataggio, di sgombero, sanitari, "all'opera ancor prima del segnale di cessato pericolo". Veniva elogiata anche l'opera dell'A.C.E.G.A.T., evidentemente in quei giorni sottoposta a una mole di lavoro impressionante, oltreché di importanza fondamentale.


Il 14 luglio 1944 la Prefettura avverte che durante gli allarmi aerei possono circolare solo i veicoli autorizzati e che durante gli allarmi notturni devono essere oscurati anche i fari delle automobili, pena il sequestro del veicolo.

Il 19 luglio 1944 si parla invece dei furti nelle abitazioni, soprattutto a Opicina, che venivano effettuati durante gli allarmi aerei, utilizzando anche bambini di 8-12 anni di età.

Dal 15 ottobre 1944 viene introdotto un nuovo segnale di allarme per indicare il sorvolo di aerei nemici con pericolo di mitragliamento. Non occorre recarsi ai rifugi, ma bensì evitare di restare in strada, mentre negozi e officine possono continuare il lavoro. Il segnale ha la durata ridotta di cinque secondi.

Il 25 ottobre 1944 viene risolto il problema degli allarmi a San Giovanni e Bracola, dove non si riesce a sentire le sirene. Così le campane di queste zone vengono destinate esclusivamente a mezzo di avvertimento di attacco aereo: tre rintocchi per un minuto in caso di pericolo di mitragliamenti, rintocchi di tutte le campane per dieci secondi per pericolo di bombardamento e rintocchi con le campane piccole per un minuto per cessato allarme.

Il 3 gennaio 1945 cambiano nuovamente i segnali di allarme: 5 suoni da 5 secondi per pericolo limitato, 4 suoni da 15 secondi per allarme aereo, 5 suoni da 5 secondi per diminuito pericolo, un unico segnale di 30 secondi per cessato allarme.

Il 18 marzo 1945 viene comunicato che le bombe inesplose vengono segnalate con bandierine rosse. E' fatto divieto di rubarle o spostarle.


[continua...]
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MessaggioInviato: Sab Feb 11, 2006 9:31 am Rispondi citando
lonely wolf
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La protezione antiaerea
La contraerea


Le difese nella zona di Trieste erano state soprattutto improntate dai tedeschi, dopo l'8 settembre 1943, ad affrontare un ipotetico sbarco alleato. Per costruire queste fortificazioni passate sotto il nome di "Vallo Adriatico", vennero utilizzate 9.000 persone del luogo, reclutate più o meno "volontariamente", ma stipendiate.

La pubblicazione di Veronese "Il Vallo Adriatico" riporta dettagliatamente piantine e caratteristiche di queste opere di difesa. A noi qui interessa solamente vedere quali erano quelle strutture utilizzabili come difesa antiaerea e quali eventualmente potevano essere obiettivi dei bombardamenti. Il mascheramento era fondamentale, tant'è che il Faro della Vittoria era stato coperto da una rete mimetica verde, le batterie di Miramare erano difficilmente individuabili e la base di sommergibili tascabili di Sistiana era protetta dal più rigido segreto.

A titolo di curiosità (non fa parte del tema di questo capitolo) ricordiamo come il Veronese descriva dettagliatamente il minamento di impianti e zone nevralgiche della città, tutte mine (e bombe d'aereo) presenti in loco e comandate, a quanto sembra, da una sola centralina (forse all'inizio posta in un bunker della "Kleine Berlin"). A Trieste vi erano 76 bunkers chiudistrada armati di mitragliatrici, molte case erano state minate, sempre per l'ipotesi di uno sbarco nemico. Sempre a proposito del minamento di porti e infrastrutture, a dimostrare come il pericolo fosse reale, basterà ricordare che tra il 17 e il 20 aprile 1945 i tedeschi minano tutti gli impianti portuali di Fiume e li fanno saltare prima di lasciare la città il 2 maggio successivo, il 22 aprile 1945 I tedeschi in ritirata fanno saltare con brillamento di mine il porto di Umago, i giorni 1 e 2 maggio 1945 a Fiume nella notte i tedeschi fanno saltare la polveriera e i depositi di munizioni della galleria di Centocelle - Val San Michele (una deflagrazione terrificante squassa le gallerie blindate e scaraventa sulle case pietrame e terra tra vampate di fuoco). Se questo non è avvenuto per Trieste lo si deve a Mon. Santin, che era intervienuto presso i tedeschi. Anche Capodistria si salva, grazie a un marinaio viennese, tale Mensche, che diserta e disinnesca le mine predisposte per far saltare il porto (30 aprile 1945).

In merito invece al temuto sbarco a Trieste, nella conferenza di Teheran (Iran), tenutasi tra il 28 novembre e il 1 dicembre del 1943 tra Churchill, Stalin e Roosevelt, era stato deciso di rinunciare ad uno sbarco in Istria (e quindi anche a Trieste).

Ma torniamo alla difesa antiaerea.

Nel Vallone di Muggia era presente una piccola flotta da guerra (MAS, motozattere, motovedette) con marinai croati e dalmati. Le motozattere avevano una importante funzione antiaerea, essendo fornite anche di mitragliere quadruple da 20 mm. "Flak", utilizzate come ottima arma contraerea.

Moltissime batterie contaeree si trovavano sulle alture intorno a Muggia, da Chiampore a Zindis. Il vecchio Forte Olmi era fortificato e anche attorno al Cantiere San Rocco vi erano delle fortificazioni in caverna, probabili ricoveri militari antiaerei.

Altre batterie antiaeree si trovavano su Montebello, Kluc e Cattinara. Numerose le batterie contraeree anche in Carso e sul crinale carsico, tutto attorno alla città. Queste erano su piazzole di cemento, ancora oggi visibili, ed avevano un calibro abbastanza grande.

Attorno alle centrali elettriche ed alle stazioni ferroviarie si trovavano pezzi contraerei Mauser mod. 36 da 37 mm., solitamente montati su treni blindati, e gli ottimi 88 mm. Vi erano anche numerosi posti di vedetta, i Posti Vedetta Batterie (PVB) con aerofono, binocoli e telefono, e i Posti Vedetta (PV) con solo binocolo e telefono. Tutti questi posti dopo l'8 settembre 1943 erano passati sotto controllo tedesco della "FLAK", con personale italiano in divisa teesca e nell'ultimo periodo di guerra anche con personale della Guardia Civica. Avevano a disposizione cannoni antiaerei italiani e tedeschi, come pure obici (antisbarco). Vi erano anche 6 batterie di obici italiane (30 obici in tutto), autonome, con personale della RSI. Di questi, 2 erano di tipo 149/19 mod.41 con gittata di 14,6 km e potevano avere in qualche modo funzione antiaerea, fino a 3.000-3.500 metri di altezza, con proiettili a tempo. Queste postazioni italiane non erano però dotate di rifugi antiaerei.

Le poderose postazioni delle batterie "Lindemann" di Miramare, tuttora esistenti, erano invece solo in funzione antisbarco, tanto che qualcuno ha dubitato che fossero mai state provviste di cannoni. Il Veronese afferma giustamente che i cannoni esistevano e posso confermare le sue asserzioni, anzi probabilmente non solo esistevano, ma avevano pure sparato, magari per esercitazione, poiché nei primi anni '60 si potevano ancora trovare nelle gallerie dei grossi bossoli di cannone in ottone.

Da una cartina presente sulla pubblicazione di Veronese è comunque possibile individuare il posizionamento delle varie batterie contraeree:

- all'altezza di Punta Grossa, sopra San Nicolò
- tra San Bartolomeo e Lazzaretto, sopra la strada
- vicino a Punta Sottile
- vicino a P.Ronco
- a Muggia Vecchia
- sopra Muggia
- vicino a Santa Barbara
- sotto Santa Barbara, sopra la strada costiera che porta a Muggia
- vicino a Rabuiese (potrebbe essere Monte d'Oro)
- tra Rio Ospo e Aquilinia
- a Caresana
- sul Monte San Pantaleone
- vicino a Log
- un po' più a Nord di quella di Log
- vicino a Longera
- a metà strada tra Longera e Chiadino
- a Servola
- sul Monte Spaccato
- sul crinale sopra Guardiella
- sul Monte Calvo
- tra Conconello e Opicina
- sotto l'Obelisco (l'indicazione non è chiara)
- sopra la Napoleonica, circa a metà
- tra Opicina e Borgo Grotta Gigante, vicino alla ferrovia
- sopra Miramare (l'indicazione non è chiara)
- a Contovello
- a Prosecco, vicino alla ferrovia
- sul crinale, tra il Monte San Paolo e il Monte San Primo (altezza di Gabrovizza)
- a Santa Croce
- tra Santa Croce, Gabrovizza e Bristie
- sul crinale poco prima di Aurisina
- ad Aurisina
- vicino a Borgo San Mauro
- vicino a Slivia
- tra Slivia e Visogliano
- sul Monte San Leonardo
- vicino al Colle Piccolo (Samatorza)
- sul Colle dell'Agnello (sopra Sgonico)
- sul Monte Lanaro

Forse me ne è sfuggita qualcuna, ma il panorama rende l'idea di quanto vasta fosse questa rete di protezione. Quello che manca è quanto queste batterie fossero state danneggiate dai vari attacchi e quindi se la loro efficacia restasse inalterata nel corso del tempo. Anche Veronese, a tal proposito, osserva come tutte le batterie antiaeree erano allo scoperto, facilmente colpibili dall'aviazione.
Altro particolare da non dimenticare è che, non essendo in uso il radar, il tiro veniva fatto a vista, sia pure con calcoli balistici.

A proposito dell'efficacia o meno della protezione antierea, dice il Veronese:

"Oggi molto spesso si sente criticare la scarsa protezione civile in quegli anni, ma spesso ci si scorda, che proprio allora la dimensione della guerra subì un mutamento radicale; qui in Europa era ignorata l'esistenza delle superfortezze volanti e non era concepibile un tale spiegamento di queste stesse. [...] dove solo schegge e spostamento d'aria avevano effetti devastanti."


[continua...]


Ultima modifica di lonely wolf il Sab Feb 11, 2006 9:33 am, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Sab Feb 11, 2006 9:33 am Rispondi citando
lonely wolf
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La protezione antiaerea
I rifugi antiaerei


Per sfuggire alla morte sotto le bombe, la popolazione aveva un solo mezzo: recarsi in un rifugio antiaereo.

In un'intervista rilasciata a Radio Litorale Adriatico il 1° luglio 1944, il Prefetto della Provincia di Trieste descriveva abbaastanza dettagliatamente quanto era stato fatto a Trieste per provvedere alla costruzione di questi rifugi. Sono passati circa 20 giorni dal bombardamento più violento della guerra, ed evidentemente le paure per il futuro sono molte.

Dopo aver affermato che Trieste era una delle città italiane meglio attrezzate, ricordava la costruzione, avvenuta o in corso, di 18 gallerie, offrenti una protezione efficace, oltre alla Galleria Sandrinelli e alla San Vito, che adattate a ricovero, munite delle indispensabili comodità e protette da poderosi muri antisoffio, davano ricetto complessivamente a 26.000 persone.

Delle 18 gallerie citate, 10 erano già ultimate per una superficie protetta di 11.939 mq., con una capacità ricettiva, dato il sistema di aereazione a sifone, di circa 40.000 persone. Le altre 8, per complessivi 20.515 mq. di superficie protetta, erano in corso di ultimazione. Infatti già 19.000 mq. erano a disposizione della cittadinanza in caso di allarme, pur non presentando ancora le comodità delle altre, essendo ancora i lavori in corso.

In quel momento circa 130.000 persone potevano trovare rifugio nelle gallerie, mentre quando tutte sarebbero state ultimate, vi sarebbe stato spazio disponibile e sufficiente per oltre 140.000.

Vi erano anche ottimi ricoveri pubbilci alla prova, numerosi ricoveri collettivi esistenti negli edifici pubblici e nelle scuole, che di notte erano a disposizione dei cittadini, i ricoveri casalinghi dei quali molti erano efficacissimi anti crollo ed avevano dato buona prova. In tali ricoveri si poteva calcolare che altri 100.000 cittadini potessero trovare valido rifugio.

Il completamento delle gallerie in lavoro non era però prevedibile, a causa della difficoltà di reperire i materiali necessari. Noi oggi sappiamo che diverse gallerie non verranno mai terminate.
Per costruire questi rifugi erano stati comunque scavati 218.000 mc. di roccia ed erano state rivestite con 60.000 mc. di calcestruzzo, pietrame e mattoni. In totale era stato spostato materiale per 300.000 mc., con oltre 10.000 viaggi con autocarri e una media di 8 km. per viaggio. Erano state impiegate anche 190.000 ton. di ferro, 15.000 ton. di cemento e 2.600 mc di legname per armature e lavori di carpenteria. Per forare le gallerie erano occorsi 150 ton. di esplosivo. Il totale delle ore lavorative aveva raggiunto la cifra di 5 milioni e mezzo.

A questo punto il Prefetto fornisce un'informazione che appariva misteriosa. Infatti il Prefetto concludeva l'intervista dicendo:

"E' iniziata pure la costruzione di una galleria ferroviaria che da Broletto sboccherà in piazza del Perugino. Tale galleria verrà adibita, per tutta la durata della guerra a rifugio pubblico."

Ho provato subito a cercare delle notizie in merito, anche interpellando studiosi della città, consultando libri, chiedendo a persone che hanno vissuto quegli anni, ma nessuno sembrava saperne nulla. D'altra parte oggi in piazza Perugino è stato costruito un parcheggio sotterraneo e quindi, almeno lì, le eventuali tracce di questa galleria ferroviaria sono scomparse.

Finalmente le ricerche hanno avuto buon esito e così sono riuscito a sapere che effettivamente, almeno a Broletto, erano cominciati gli scavi della galleria, ma ben presto c'erano stati dei crolli e tutto era stato sospeso. Quello che rimane di quei lavori dovrebbe essere ancora visibile in via d'Alviano, poco oltre il distributore di benzina, procedendo verso Servola sul lato a monte.

I rifugi privati erano in genere ricavati dalle cantine, rinforzate con pali e sacchi di sabbia, e con l'individuazione di un'uscita di sicurezza, spesso una finestra, segnalata all'esterno dalle lettere "U.S." e da una grande freccia e protetta a sua volta con corazzature in cemento armato. In questi rifugi dovevano recarsi, quando suonava la sirena di allarme, tutte le persone che si trovavano in quel momento nell'edificio e restarvi fino al cessato allarme. Difficilmente però questi ricoveri proteggevano dal crollo della casa, se la stessa veniva centrata dalle bombe (un esempio è stato quello dell'edificio di piazza Sansovino, dove non si riuscì a salvare nessuna delle persone che si trovavano nel rifugio-cantina). Per questo esistevano i ricoveri pubblici, che sarebbero stati inefficaci solo nel caso di bombe incendiarie.

Alcune norme regolavamo l'utilizzo dei ricoveri pubblici. La Prefettura (C.P.P.A.A.), già in data 25 febbraio 1944, comunicava: "Si rammenta ancora una volta che è proibito fumare e condurre cani nei ricoveri, sia pubblici che privati. E' vietato sostare agli ingressi delle gallerie-ricovero: tutti devono inoltrarsi nell'interno delle stesse, in modo da garantire l'ingresso della gente che segue, la quale, altrimenti, non potrebbe entrare e rimarrebbe esposta al grave pericolo dell'offesa aerea, specialmente se il frangisoffio, in corso di costruzione, non fosse tutto ultimato. Occupato il proprio posto nel ricovero, ciascuno dovrà rimanervi fermo, per quanto possibile, evitando di circolare e, peggio ancora, di passeggiare."

Ma non tutti seguivano volentieri queste norme, infatti Il Piccolo di domenica 19 marzo 1944 riportava sotto il titolo "Andare nei rifugi": "Una scena movimentata ieri mattina all'imbocco della Galleria Sandrinelli [...] La sirena aveva già da tempo messo in allarme i cittadini [...] Una donna, nonostante i ripetuti richiami dei militi dell' "Unpa" e dei vigili urbani, si intestardiva a starsene all'esterno del rifugio..." Seguivano discussioni verbali, offese e denuncia per oltraggio alla forza pubblica.

I decreti con norme per la protezione antiaerea risalivano ancora al 1936.
I rifugi pubblici avrebbero sempre dovuto esser dotati, oltre che di un facile accesso, di gabinetti, servizi antigas e pronto soccorso, impianti autonomi di luce e forza motrice, ricezione radio e telefonica, illuminazione elettrica, condotte di ventilazione, serbatoio per acqua potabile, deposito di attrezzi da zappatore, materiali antincendio. Naturalmente se non erano stati completati non avevano tutte queste dotazioni. Le gallerie civili venivano costruite con larghezze fisse di 3,2 o 6 metri, una sola era larga 4,5 metri. L'altezza invece era variabile. Avrebbero dovuto avere almeno due ingressi, per ovvie ragioni di sicurezza in caso di crollo di un ingresso. Alle entrate si trovavavno spesso sistemi antisoffio in muratura contro eventuali scoppi di bombe vicino all'entrata e esistevano anche sistemi mobili scorrevoli di chiusura.

Cerchiamo ora di dare il dettaglio dei rifugi esistenti. Molti sono stati esplorati (una parte sono oggi chiusi o in possesso di privati) e catalogati dalla Sezione di Speleologia Urbana della S.A.S. e i risultati sono stati pubblicati nei due libri che vedono come autori Paolo Guglia, Armando e Enrico Halupca (vedi bibliografia). Non è comunque facile ricostruire la situazione di quegli anni, anche per il cambio della toponomastica e le nuove cotruzioni. Ove non indicato diversamente, i rifugi sono di uso civile.

Il 16 febbraio 1944 la prefettura di Trieste ricorda che i portieri hanno l'obbligo di aprire i protoni degli stabili in caso di segnale di allarme notturno, poiché la popolazione che si trova per strada deve rifugiarsi, nel caso non riuscisse a raggiungere i ricoveri antiaerei, nei portoni delle abitazioni civili.

Il 30 aprile 1944 viene comunicato che ogni stabile deve avere a disposizione, per lo spegnimento degli incendi, 1/4 di metro cubo di sabbia e 15 litri d'acqua per ogni 100 metri quadrati, depositati in appositi recipienti nel sottotetto, o nell'ultimo piano, assieme a due badili. Un ulteriore quantitativo di sabbia deve essere collocato a ogni piano della casa o almeno nei piani superiori.

In data 22 giugno 1944 vengono dichiarate ultimate le seguenti gallerie antiaeree di uso civile: Scala Monticello, via Cologna, Scala Margherita, Università, Gretta-Roiano, Piazza Carlo-Alberto, Rione Littorio (via Orlandini-via Batttera), via Mameli-via Rossetti, Barcola, via Bonaparte, Cantieri (Campi Elisi). Abbiamo segnato con tre asterischi rossi *** queste gallerie nell'elenco sottostante.

Il 29 giugno 1944 giunge notizia che a Opicina una grotta è stata adattata a rifugio antiaereo dagli abitanti. Si sa dello spianamento dell'ingresso, della costruzione al suo interno di una toilette, della illuminazione elettrica, che poteva accogliere circa mille persone, ma non viene riferito il nome della grotta. Da informazioni raccolte la galleria ha oggi ambedue le uscite in proprietà privata e corre sotto la strada che passa per il centro di Opicina verso Fernetti. Un'altra galleria dovrebbe trovarsi poco più avanti di questa, sempre sotto la strada.

Comciamo con il sistema di gallerie che faceva capo a quelle di collegamento stradale, che ancora oggi sono in uso per tale scopo.



Galleria Sandrinelli
Situata tra la via Pellico e la piazza del Sansovino, non ha bisogno di presentazioni, essendo oggi aperta al traffico. Venne costruita nel 1905-1907 su progetto dell'ing. Edoardo Grulis e comunica con la Galleria di via Pondares e con la Galleria di via del Teatro Romano (gallerie oggi chiuse al pubblico).


Galleria di San Vito
Chiamata da qualcuno anche San Marco.
Situata tra la via Bernini e la via d'Alviano, anche questa è oggi aperta al traffico. Venne costruita nel 1912 e comunicava con la Galleria di viale d'Annunzio. Oggi questo collegamento è chiuso dal rivestimento metallico che copre le pareti della galleria.


Galleria di Montebello
Situata tra la piazza dei Foraggi e la via Salata (via dell'Istria) è la terza galleria oggi aperta al traffico. Conosciuta in passato anche come Rifugio Littorio o Ricovero Luigi Razza, venne costruita in parte dall'Impresa Farsura e aperta al traffico nel 1949. Venerdì 11 febrraio 1944 le autorità locali presenziano all'apertura del cunicolo di avanzamento della galleria: la galleria sarà, a lavori ultimati, lunga 720 metri, larga 12,4 e alta 7,75; un piccolo convoglio su rotaia fa percorrere alle autorità l'intero tragitto. Il 22 marzo 1944, durante i lavori, moriva Marino Pergentino, 17 anni di Farra d'Alpago (BE), dipendente della ditta Farsura, schiacciato tra due vagoncini.


Galleria di via Pondares
Collegata alla Galleria Sandrinelli, venne costruita dall'Impresa Colombo.


Galleria di via Teatro Romano
Era conosciuta anche come Galleria Corso Littorio.
Collegata alla Galleria Sandrinelli, comunica anche con il Rifugio presso il Teatro Romano.


Rifugio presso il Teatro Romano
Era destinato agli impiegati del Comune.


Galleria di Viale d'Annunzio
Lunghezza 420 metri
Con l'ingresso principale in viale d'Annunzio (largo Sonnino) è collegata con la Galleria San Vito, ma l'entrata da questa galleria è oggi chiusa dal rivestimento metallico che copre la Galleria San Vito. La Galleria di Viale d'Annunzio ha un pozzo di aereazione in piazza Puecher, non collegato al rifugio della stessa piazza


Galleria di Muggia
Ancor oggi utilizzata per il transito di veicoli provenienti da Lazzaretto

Ora, dopo aver visto il rifugio di piazza Puecher appena citato, andremo ad esaminare un'altra importante galleria situata a Roiano, quella della vecchia ferrovia. Quindi, per cercar di capire il comunicato prefettizio riportato qui sotto, vedremo quelle della zona via Fabio Severo-Villa Giulia-Università Nuova nominate nello stesso comunicato.


Rifugio di piazza Puecher
Lunghezza 37 metri.
Situato nell'omonima piazza di San Giacomo.


Galleria ferroviaria di Gretta
Situata alle spalle del campo di calcio Rossoni, in viale Regina Elena N.79 (ora viale Miramare), aveva un secondo ingresso (oggi murato) nel campo di pattinaggio del Dopolavoro Ferroviario.
Il giorno 19 marzo 1844, la Prefettura inibiva, per ragioni di sicurezza, l'accesso del pubblico nei seguenti due ricoveri pubblici: Vecchia galleria ferroviaria di Gretta, con l'accesso dal viale Regina Elena N.79, Ricovero di Villa Giulia con l'accesso da via Monte Grappa N.5. Quale sia stato il rifugio di via Monte Grappa non sono riuscito a capirlo, considerando che la via Monte Grappa è sottostante alla via Cantù, tra il vicolo Ospedale Militare e il Vicolo del Castagneto. Non credo sia stata individuata ed esplorata dalla SAS. Diceva ancora il comunicato:
"Come è noto, nelle immediate vicinanze dell'imbocco della vecchia galleria di Gretta vi è ora una nuova galleria-ricovero capace di circa 4.000 persone, con accesso dal viale Regina Elena N.79 e da via Valmartinaga. Nella zona a valle di Villa Giulia vi sono ora tre gallerie-ricovero, cioè quella nei pressi della costruenda Università e quelle di Pendice Scoglietto e di via Fabio Severo."
Questa galleria è stata utilizzata anche come luogo di scarico dei detriti derivanti dai danni dei bombardamenti.


Galleria di Gretta-Roiano ***
Lunghezza 660 metri
Capace di circa 4.000 persone, aveva un'entrata in via Valmartinaga e un'altra al N.79 dell'ex viale Regina Elena, presso il campo di calcio Rossoni. Un ramo laterale, con uscita in viale Miramare 51, utilizza forse una vecchia santabarbara del Lazzaretto di Santa Teresa. Chiamata anche Galleria ricovero FF.SS. Avrebbe dovuto probabilmente esser collegata con quella di via Tibullo.


Galleria di Pendice Scoglietto
Lunghezza 327 metri
Oggi è un magazzino privato.


Galleria dell'Università ***
Lunghezza 240 metri
Situata sotto l'edificio principale centrale dell'Università, aveva un ingresso in via del Prato e l'altro in via Alfonso Valerio.


Rifugio "Kleine Berlin"
Lunghezza 1100 metri
Situato in via Fabio Severo, è oggi visitabile (visite guidate organizzate dal Club Alpinistico Triestino).
Era destinato in parte al personale di Poste e Ferrovie, venne costruito prima della guerra ma mai completato. Si tratta di un sistema di gallerie antiaeree ad uso civile collegato ad un rifugio militare costruito dai tedeschi (con una galleria di accesso diretto dal Tribunale). Questo rifugio aveva anche un accesso verticale con scala a chiocciola dalla scomparsa villa di Angelo Ara.

Torniamo ora a vedere i principali rifugi in centro città e zone adiacenti.


Galleria di piazza Carlo Alberto ***
Lunghezza 425 metri
Con ingresso in via Guido Reni ed un secondo ingresso oggi ostruito, ha presa d'aria in piazza Carlo Alberto. Oggi è sede dello Speleovivarium.


Galleria dei Campi Elisi ***
Lunghezza 190 metri
Destinata ai lavoratori della Fabbrica Macchine e dei Cantieri. Avrebbe dovuto probabilmente collegarsi con la Galleria di Villa Necker.


Galleria via Mameli-via Rossetti ***
Non abbiamo per ora altre notizie su questa galleria.


Rifugio di via dell'Eremo
Lunghezza 360 metri
Aveva tre ingressi ed era collegata con un rifugio militare.


Galleria di Scala Monticello ***
Lunghezza 283 metri
Ingresso nella laterale di via Giulia, di fronte la zona ex Dreher.


Galleria via Cologna/Scala Margherita ***
Non abbiamo per ora altre notizie su questa galleria.


Galleria di viale XX Settembre
Lunghezza 239 metri
Con ingresso in piazza Volontari Giuliani. Avrebbe probabilmente dovuto avere un altro ingresso in via Ireneo della Croce.


Galleria Rione Littorio ***
Lunghezza 460 metri
Aveva tre ingressi. Uno presso il giardino pubblico di Ponziana, in via Battera, e uno presso la via Orlandini. Il terzo ingresso è collegato con scale al soprastante ospedale infantile Burlo Garofalo. I bambini venivano divisi per tipo di malattia. Condotto di aereazione nel giardino del Burlo.


Galleria di via Bonaparte ***
Conosciuta anche come Galleria di Villa Necker. Ingresso in via Bonaparte. Lunghezza misurata 205 metri, ma poi continua dietro una porta chiusa probabilmente collegata alla Villa Necker (Presidio Militare). Avrebbe probabilmente dovuto esser collegata alla Galleria dei Campi Elisi.


Rifugio di Villa Ara
Lunghezza 332 metri
La villa Camillo Ara si trova in via Monte Cengio (sopra via Fabio Severo) ed era sede di un comando tedesco, quindi qui si tratta di un rifugio militare. Oggi la villa ospita un doposcuola dei Padri Gesuiti.

Passiamo ora ad esaminare gli altri ricoveri esistenti, oltre a quelli già citati, nella zona di Scorcola-Roiano-Barcola-Gretta.


Rifugio di via Virgilio
Lunghezza 126 metri
A Scorcola, era di uso militare e possiede due ingressi vicini. Probabilmente avrebbe dovuto esser collegato al Rifugio di via Scorcola.


Rifugio di via di Scorcola
Lunghezza 210 metri
A Scorcola, era di uso militare e probabilmente avrebbe dovuto collegarsi al Rifugio di via Virgilio


Galleria Roiano/Tibullo
Lunghezza 1140 metri
Tra Roiano e Scorcola. Si tratta di due gallerie di uso civile unite da un cunicolo di raccordo di circa 1 km, ora occupato da una tubazione dell'acquedotto. Un ingresso si trova in piazza tra i Rivi a l'altro in via Tibullo


Galleria di Campo Belvedere
Lunghezza 364 metri
Situata a Roiano, dietro ad alcuni edifici sul lato a monte e nascosta da essi.


Galleria di Barcola ***
Lunghezza 288 metri
Con ingresso principale dietro la chiesa di Barcola, oggi serve da autorimessa.

Rifugio presso il ponte ferroviario di via Bonomea
Lunghezza 33 metri
Sul Monte Radio.

Le zone di Servola e San Sabba rivestivano grande importanza, essendo a ridosso degli stabilimenti industriali.


Galleria di Servola
Lunghezza 700 metri
Attraversa da parte a parte il colle di Servola.


Rifugi della Ferriera
Sono stati individuati almeno due rifugi all'interno della Ferriera di Servola. Uno è lungo 120 metri mentre l'altro è ostruito dopo i primi 25 metri.

Rifugio di Monte San Pantaleone
Lunghezza 295 metri
A San Sabba, possedeva due entrate inferiori e un accesso suoperiore. Era destinato al porto petroli.

Oltre a questi rifugi, ce n'erano diversi altri, di minore importanza o di uso prettamente militare o privati. Ne citiamo qualcuno.


Rifugio di via del Monte
Sotto San Giusto, con una lunghezza di 36 metri, risulta ostruito e potrebbe continuare verso San Giusto.


Rifugio di via Romagna
Lungho 33 metri, sorge nella zona che un tempo apparteneva alla Villa Weiss, sede del Comando della Marina Mercantile.


Gallerie di Villa Giulia
Nella parte superiore del Parco di Villa Giulia, proprio sotto la strada per Opicina si trovava una batteria antiaerea e questo rifugio (lungo 37 metri) era adibito ai serventi e avrebbe dovuto esser collegato ad una vicina galleria, lunga 9 metri, il cui ingresso dista 20 metri.



Rifugio di Monte Fiascone
In zona Cologna, è lungo 17 metri.


Batterie costiere di Miramare
Le gallerie di Miramare, lunghe 453 metri e realizzate durante la seconda guerra, potrebbero esser considerate tra i rifugi militari, anche se non mi sembra che gli alleati abbiano mai considerato come obiettivo quella zona, probabilmente per rispetto al Castello.


Rifugi presso l'Obelisco
Ci sono almeno tre rifugi e una cavernetta presso l'Obelico di Opicina. Il più grande, di uso militare, è lungo 340 metri. Ma merita menzione quello posto proprio sotto l'Obelisco, lungo 120 metri, fatto erigere dal Corpo Mercantile di Trieste nel 1830 in onore della venuta dell'Imperatore Francesco I, per l'inaugurazione della nuova strada Commerciale. Sembra che una parte di questo rifugio venisse utilizzata per il ricovero delle motrici della Trieste-Opicina durante i bombardamenti.


Galleria nella Dolina di Banne
Lunga 50 metri, probabilmente conteneva una riserva idrica per delle vicine batterie antiaeree.


Rifugio presso la Stazione di Opicina Campagna
Lungo 86 metri.


Rifugio Austriaco di Miramare
Lungo 16 metri è situato subito dopo l'ostello (dopo il bivio) ed era di uso militare.


Rifugio/magazzino presso il Monte Belvedere
Presso Banne, di uso militare, è lungo 61 metri.


Casamatta presso Villa Geiringer
Sulla vetta di Scorcola, nel Parco di Villa Geiringer si trovava una cannoniera e un sistema di fortificazione collegato. E' stato fatto esplodere alla fine della guerra.


Cavernette presso il Campo Sportivo di Cologna
Destinate a delle batterie antiaeree che si trovavano sopra al campo.


Rifugio di Villa Banfield
In Gretta, lungo 23 metri, era di uso familiare.


Galleria della Batteria di San Bortolo
Situato a Barcola.

Rifugio dell'Orto Lapidario
Era lungo solo 10 metri.


Rifugio di via Sottomonte
Ancora più piccolo, essendo lungo solo 5 metri. Forse a protezione di qualche impianto


Rifugio di Lazzaretto
Situato nel posteggio del condominio di Strada per Lazzaretto N.1, era lungo circa 40 metri.


Galleria a Monfalcone
Situata in Salita Granatieri.


Rifugio di Aquilinia
Situato in via della Raffineria, aveva tre accessi, uno dei quali nella raffineria. Lungo circa 112 metri, conteneva alcune cisterne.

Da ricordare ancora la Galleria di Ponzano, il Rifugio antiaereo a Duino.


[continua...]
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lonely wolf
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bombardamenti aerei su Trieste e dintorni
nella seconda guerra mondiale (1944-45)


Anno 1944
fino al 9 giugno


Da notare che nelle cifre fornite da fonti alleate, il numero degli aerei è quello complessivo partito dalle basi. Poi questi aerei si dividevano sui vari obiettivi, sulle varie rotte. Talvolta parte della formazione si staccava dal grosso per raggiungere un determinato bersaglio. Il carico di una formazione poteva poi essere sganciato su diversi obiettivi, ma anche tutto su uno solo, dopo di ché la formazione ritornava alla base.

I tipi di aerei alleati citati sono:
B-17 - Boeing Flying Fortress (Fortezze Volanti)
B-24 - Consolidated Liberator
P-38 - Lockheed Lightning
P-47 - Republic Thunderbolt
P-51 - North American Mustang





7 gennaio 1944
Fiume

Fonti italiane: Primo bombardamento su Fiume.





9 gennaio 1944
Pola

Fonti italiane: Dalle ore 11:20 alle 11:45 un centinaio di bombardieri sganciano, a tre riprese, su Pola centinaia di bombe che colpiscono gli edifici di largo Oberdan, del Clivo Grion, delle vie Benussi, Barbacani, Garibaldi, Mazzini, Abbazia, Tradonico, Muzio, Tartini, Antonia, Zaro, Monte Cappelletta, Monte Paradiso e Monte Cane. Si contano 77 morti (tra i quali Don Graziano Zascin) e 82 feriti.





21 gennaio 1944
Fiume

Fonti italiane: Bombardamento su Fiume.





24 gennaio 1944
Fiume

Fonti italiane: Bombardamento su Fiume.





30 Gennaio 1944, Domenica
Maniago, Udine, Villaorba: Aerodromi
450th Bombardment Group, 15° AF

Fonti alleate: In Italiay, B-17 colpiscono gli aerodromi e i campi di atterraggio a Villaorba, Maniago e Lavariano; B-24 bombardano l'aerodromo di Udine e la stazione radar di Fier (? in Albania?). P-38 scortano i B-17 nella missioni su Villaorba e Maniago e P-38 e alcuni Spitfires della RAF scortano i B-24 nella missione sopra Udine. P-47 effettuano una penetrazione nell'area di Villaorba. I B-24 e i caccia dichiarano di aver abbattuto più di 60 aerei nemici 60 e di averne distrutti a terra un gran numero.
450th Bombardment Group: 32 B-24 sganciano 38 ton. di bombe sull'aerodromo di Udine. L'obiettivo viene centrato. Colpi sono stati osservati sull'edificio dell'amminitrazione, sulle caserme, sugli hangar e sulle piste di decollo. FLAK di intensità da pesante a moderata e precisa. Aerei nemici: tra 10 e 12 ME-109, FW-190 e MA-202, ma nessun velivolo alleato è stato colpito. Un ME-109 e un MA-202 probabilmente distrutti. 5 B-24 sono stati danneggiati dai flak (contraerea), uno in modo grave. Quattro membri dell'equipaggio feriti, uno gravemente.




31 Gennaio 1944
Aviano e Udine: aerodromi
Trieste: Raffineria
15° AF

Fonti alleate: B-24 e B-17 bombardano gli aerodromi di Aviano e Udine, scortati dall'82° FG; P-38 e P-47 fanno da scorta. B-17, con scorta di P-38, colpiscono l'aerodromo di Klagenfurt; vengono dichiarati 16 aerei abbattuti.
450th Bombardment Group: 27 B-24 sganciano 79 ton. di bombe sull'aerodromo di Aviano. L'aerodromo e le installazioni vengono centrati. FLAK di intensità pesante, da media a moderata e precisa. Attacchi da 5 o 6 aerei nemici, singolarmente e controluce. Va dato merito all'82° FG per aver tenuto il numero di attacchi al minimo. Viene dichiarata dai piloti dei caccia la distruzione 2 ME-109 e il danneggiamento di 1 ME-109. 8 velivoli subiscono danni dai flak, nessuno dai caccia nemici.

Fonti italiane: E' stato il primo bombardamento su Trieste. Alle ore 20 (altre fonti indicano le 22) avviene la prima incursione preceduta da razzi illuminanti. Viene colpita la raffineria dell'Aquila, Aquilinia, Scofie, Zaule, e la zona delle Noghere. C'è un morto a San Dorligo della Valle (un casellante delle ferrovie).





17 febbraio 1944
Trieste (?): cantiere

Fonti italiane: Bombardamento su Trieste. Danneggiato gravemente il Cantiere San Marco. Restano dei dubbi su questo bombardamento, perché poche fonti (forse solo una) ne parlano. Potrebbe essere un errore con quello di stessa data del 1945.





25 Febbraio 1944, Venerdì
Fiume: Scalo merci e porto
Pola: Porto
454° Bomb Group - 15° AF
Missione N.5

Fonti alleate: Continuano gli attacchi coordinati con la Eighth Air Force su obiettivi europei. B-17 con scorta di caccia bombardano la fabbrica di aerei di Regensburg; l'opposizione di caccia nemici è pesante. Altri B-17 colpiscono il deposito aereo a Klagenfurt, in Austria, ed l'area portuale di Pola. B-24 attaccano lo scalo merci e il porto di Fiume e colpiscono la ferrovia austriaca a Zell-am-See e l'aerodromo di Graz e la zona portuale di Zara. Più di 30 velivoli americani sono dispersi; essi dichiarano l'abbattimento di più di 90 caccia.

Fonti italiane: In prima pagina del Piccolo del 28 o 29 febbraio, si parla di abbattimenti di aerei alleati sulle Alpi Giulie, un aereo caduto presso Gorizia e 114 piloti nord-americani dispersi sui monti con 30 gradi sottozero. I Messerschmitt tedeschi hanno intercettato i bombardieri americani diretti verso la Germania meridionale sulla costa Dalmata. Il primo aereo americano è stato abbattuto verso le 11.40 nelle vicinanze di Gorizia. Altri 6 velicoli sulle caravanche e sulle Alpi Giulie. Altri tre durante il volo di ritorno, di cui uno, costretto ad un atterraggio in mare, è affondato quasi subito. Alcuni membri degli equipaggi sono stati fatti prigionieri.

NOTA: Da fonti alleate veniamo a sapere che la strategia favorita dei piloti tedeschi era di intercettare i ritardatari (aerei rimasti da soli a causa di difficoltà di qualsiasi specie) e spesso l'aereo veniva abbattuto. In caso di ammaraggio il B-24 si trovava in netta difficoltà, poichè gli sportelli della bombe di tipo a rullo (roll-type) venivano di solito strappati facilmente quando colpiti dall'acqua e l'aereo affondava molto rapidamente.




18 Marzo 1944, Sabato
Udine: deposito aeronautico
Maniago, Villaorba: Campo d'atterraggio
Gorizia: Deposito aeronautico
454° Bomb Group - 15° AF
Missione N.11

Fonti alleate: In Italia, più di 950 B-17 e B-24 bombardano obiettivi aeronautici. I B-17 colpiscono il campo di atterraggio di Villaorba e il deposito di aeronautica di Udine; i B-24 bombardano i campi di atterraggio di Maniago e di Lavariano e il deposito di aeronautica di Gorizia; 126 P-38 e P-47 completano la distruzione nella zona di Udine-Maniago e attaccano a bassa quota velivoli all'aerodromo di Udine, una nave cisterna a sud della laguna di Marano, e un hangar, 2 treni, 2 stazioni radar e un ancoraggio di idrovolanti (distruggendo 6 idrovolanti) al Belvedere. I bombardieri e le scorte dichiarano 48 aerei nemici distruti, 9 velivoli americani sono abbattuti.




26 Marzo 1944, Domenica
Fiume: porto
Maniago: campo di atterraggio
Udine: deposito aereo
15° AF

Fonti alleate: Più di 60 B-17 e B-24 colpiscono obiettivi in Italia. I B-17 bombardano a Fiume i moli e le navi mentre i B-24 colpiscono il campo di atterraggio di Maniago, il deposito aereo di Udine e lo scalo ferroviario di Rimini. P-47 e P-38 fanno da scorta. Più di altri 150 B-17 e B-24 non partecipano alle missioni a causa del brutto tempo.




? Aprile 1944
Monfalcone

Fonti italiane: Bombardamento su Monfalcone con molte case ditrutte.




7 Aprile 1944, Venerdì
Gorizia e Udine
15° AF

Fonti alleate: In Italia, più di 400 B-17 e B-24 attaccano scali ferroviari; i B-17 bombardano Treviso; i B-24 colpiscono Mestre e Bologna; quasi 100 P-38 fanno da scorta; P-47 fanno una penetrazione nella zona di Gorizia e Udine; viene dichiarato l'abbattimento di quasi 20 aerei nemici.




11/12 Aprile 1944
Monfalcone

Fonti italiane: Bombardamento notturno su Monfalcone con circa 20 morti. Vengono distrutti uno stabile operaio, un asilo, una dispensa viveri, un ambulatorio.




18 Aprile 1944, Martedì
Aiello, Udine: aerodromi
Capodistria, Ronchi, Cervignano: mitragliamento
15° AF

Fonti alleate: In Italia, P-38 e P-47 attaccano a bassa quota gli aerodromi di Aiello e di Udine e obiettivi occasionali nel Basiliano, nell'isola di Sant'Andrea e nelle zone di Cervignano del Friuli e Golfo di Panzano; altri caccia forniscono la copertura per le missioni di attacco.

Fonti italiane: Tre formazioni di aerei anglo-americani, provenienti dal sud dell'Istria, hanno mitragliato la città di Capodistria, quindi si sono portati a Ronchi dei Legionari, mitragliando l'abitato. Una bimba è rimasta uccisa e tre cittadini sono stati feriti gravemente. Altri feriti si lamentano pure a Cervignano.




20 Aprile 1944, Giovedì
Trieste: Arsenale, Opicina, Prosecco
Monfalcone: Arsenale
454° Bomb Group - 15° AF
Missione N.28

Fonti alleate: Più di 300 B-17 e B-24 attaccano obiettivi in Italia: i bombardieri B-17 gli scali merci di Ancona, Castelfranco, Padova e Vicenza e le installazioni del porto di Venezia, mentre i B-24 colpiscono gli scali merci di Mestre, Treviso (?) e Fano, il porto di Venezia, i cantieri navali di Monfalcone e Trieste; altri più di 180 bombardieri pesanti che erano stati spediti contro obiettivi di comunicazioni nel Nord Italia sono costretti ad abbandonare a causa del maltempo; circa 250 aeroplani da caccia forniscono la copertura per le incursioni del bombardamento.

Fonti italiane: Il bombardamento comincia alle ore 12:40-12:45. Tre formazioni di aerei anglo-americani provenienti dal sud hanno bombardato Monfalcone, proseguendo quindi verso Trieste. Vengono colpite Opicina, Banne, Prosecco e i dintorni della cava Faccanoni, un'ala della Fabbrica Macchine di Sant'Andrea, condotte del gas e dell'acqua. A Opicina si contano 36 morti, quasi tutti contadini, e una quarantina di feriti, 50 case distrutte, tra cui la canonica. Gravemente lesionata la chiesa parocchiale. Tre aerei abbattuti dalla contraerea. La sepoltura viene accompagnata da un coro in lingua slovena, presente il vescovo Santin. E' interessante notare come fino a questo, che da molti è considerato il primo bombardamento alleato su Trieste, vi fosse nella zona la convinzione che Trieste non sarebbe mai stata bombardata dagli angoamericani.




25 aprile 1944
Brioni: alberghi

Fonti italiane: Bombardamento sugli alberghi di Brioni.





14 Maggio 1944, Domenica
Aviano e Villaorba: aerodromi
15° AF

Fonti alleate: Poco più di 700 bombardieri attaccano obiettivi in Italia. B-17 colpiscono gli scali merci di Ferrara e Mantova e un deposito aereo a Piacenza. B-24 colpiscono lo scalo merci di Vicenza e i depositi aerei di Piacenza e Reggio Emilia. I caccia fanno più di 170 voli (singoli) di scorta; 48 P-38 attaccano a bassa quota gli aerodromi di Aviano e Villaorba.




22 Maggio 1944, Giovedì
Latisana: Ponte della ferrovia
450° Bombardment Group - 15° AF




8 giugno 1944
Pola

Fonti italiane: Un bombardamento colpisce a Pola il palazzo del Tribunale, il Largo S. Giovanni e il Molo Finanza.


[continua...]
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Anno 1944
10 giugno


Da notare che nelle cifre fornite da fonti alleate, il numero degli aerei è quello complessivo partito dalle basi. Poi questi aerei si dividevano sui vari obiettivi, sulle varie rotte. Talvolta parte della formazione si staccava dal grosso per raggiungere un determinato bersaglio. Il carico di una formazione poteva poi essere sganciato su diversi obiettivi, ma anche tutto su uno solo, dopo di ché la formazione ritornava alla base.

I tipi di aerei alleati citati sono:
B-17 - Boeing Flying Fortress (Fortezze Volanti)
B-24 - Consolidated Liberator
P-38 - Lockheed Lightning
P-47 - Republic Thunderbolt
P-51 - North American Mustang





10 Giugno 1944, Sabato
Trieste: Raffineria
449° Bombardment Group, 450° Bombardment Group, 15th Air Force

Fonti alleate: Più di 550 B-17 e B-24 attaccano obiettivi in Italia. I B-17 colpiscono uno scalo merci a Mestre e un deposito di petrolio e uno scalo merci a Porto Marghera. I B-24 colpiscono la raffineria di petrolio a Trieste, il deposito aereo a Ferrara e la città di Ancona. P-51 e P-38 fanno da scorta e in Romania, colpiscono a bassa quota obiettivi occasionali tra Bucarest ed il fiume Danubio e a sud di Craiova e bombardano in picchiata una raffineria di petrolio a Ploesti.

Fonti italiane: E' il bombardamento più grave per la popolazione civile di Trieste, con 112 case distrutte, 300 danneggiate, circa 400 morti (440 secondo alcune fonti, 378 secondo altre), 800 feriti ricoverati e un migliaio quelli medicati, oltre 4.000 i senza tetto. Il bombardamento comincia alle ore 9:15, un quarto d'ora dopo il segnale di allarme, e dura per un'ora. Un centinaio di bombardieri, con caccia di scorta, passano in quattro ondate provenienti dal mare ed eseguono il bombardamento da circa 4.000 metri. Vengono colpiti, anche con bombe incendiarie, gli impianti portuali (magazzini) e industriali, Barcola, la testata del molo Audace, la stazione di Sant'Andrea, le zone di insediamento civile dei rioni di San Giacomo, via Timeus, Campi Elisi e Montebello. Distrutta la Raffineria Aquila, colpiti i serbatoi della Raffineria Esso Standard di San Sabba, il deposito legnami di S. Sabba, l'oleificio Gaslini di Chiarbola, il Pastificio Triestino (brucerà per diversi giorni di seguito e sarà totalmente distrutto), la chiesa di S. Maria delle Grazie di via Rossetti (distrutta completamente ed è morto pure il parroco P. Fortunato Vender), la fabbrica di corda Bignami e altre piccole industrie attorno a via del Ghirlandaio. La colonna di fumo che si leva dall'Aquila è alta migliaia di metri e si vede perfino da Gorizia, mentre alla Gaslini viene incendiato un magazzino di pannelli pressati e le fiamme durano fino al lunedì sera. Viene affondata la nave della Croce Rossa "Innsbruck" attraccata alla Stazione Marittima (ex piroscafo Limbara, era stato trasformato in nave ospedale nel febbraio del 1944, venne in seguito recuperato e demolito; vedi fonti n.23 e n.24, anche se la fonte n.24 riporta errati luogo e data di affondamento). A San Giacomo un gruppo di spazzini che sostava fuori dal deposito viene colpito in pieno.
Il giorno 12 giugno hanno luogo, in forma solenne e a spese del Comune, i funerali delle vittime. Dopo il bombardamento l'Acegat raccomanda di non usare il gas poiché, a causa della rottura delle tubature, l'aria penetrata in esse, ha contribuito alla formazione di gas tonante. Viene dato anche l'incarico al Consorzio Agrario provinciale di provvedere ad una distribuzione straordinaria di carbone vegetale. Manca anche l'acqua e c'è la fila alle fontane e alle condutture d'emergenza allacciate dal Comune. Aumentano i casi di tifo e di malattie infettive.

Bombardamento sulla città voluto o per puro caso?
A leggere il rapporto qui sotto sembrerebbe che si sia trattato di un caso, dovuto a problemi su alcuni aerei o a causa delle nubi. In realtà sembra una coincidenza piuttosto strana, visto anche che il 10 giugno ricorreva l'anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia, e c'era anche chi a Trieste, quel giorno, avrebbe voluto ricordare "lo storico evento" con una conferenza, sicuramente gradita a pochi. Da citare anche che proprio il 10 giugno 1944, la Air Force aveva ripreso la sua politica di bombardamento delle fonti nemiche per tutti i rifornimenti.
Nei resoconti ufficiali alleati il bombardamento sui civili non viene citato.

Rapporto Descrittivo 449th Bomb Group N. 77 di data: 10 Giugno 1944
Obiettivo: Trieste, Italia, Raffinerie di petrolio.

Quaranta bombardieri B-24 sono decollati alle ore 06:00-06:35 per bombardare le raffinerie di petrolio di Trieste.

Quaranta hanno sganciato 98 3/4 tonnellate di bombe 500-lb GP, con spoletta da .1 e coda mista da .01 e .025, sulle raffinerie di petrolio di Trieste alle ore 09:40-09:44 da un'altezza da 19.000 a 21.000 piedi.

Tre di loro hanno gettato fuori bordo 3/4 di tonnellata a causa di malfunzionamenti, uno circa tre minuti distante dall'obiettivo, uno a Pianosa e l'altro fuori del porto di Taranto. Quaranta sono ritornati alla base alle ore 12:01.

Si sono incontrati con altre formazione aeree sopra San Vito a 3.000 piedi alle ore 07:07. Di là hanno puntato a Vieste (4153N-1611E), girato puntando a (4337N-1345E), per girare a (4520N-1300E), verso l'obiettivo, attaccando su un asse di 101° reali.

Riunitisi di nuovo sulla destra hanno continuato a puntare a (4435N-1400E) verso la base.

Non è stato fatto alcun specifico incontro con la scorta ma sono stati visti militari amici nella zona dell'obiettivo.

A causa dello strato di nubi a bassa quota nella zona dell'obiettivo, che ammontava a 5/10, sono difficili da accertare i risultati.

L'osservazione visiva ha segnalato inizio di incendi particolarmente estesi nella zona dell'obiettivo. Le fotografie rivelano 11 colpi fra le installazioni di immagazzinaggio del petrolio a C/4-4, 10 colpi fra le costruzioni nella piccola baia a M/5 e 30-40 colpi in acqua aperta della baia di Zaule 3.000-5.000 piedi ad ovest del punto mirato. Un colpo centrato è stato segnalato su una nave mercantile.

Circa 12 E/A (aerei nemici) sono stati visti nella zona dell'obiettivo di cui 9 erano dei ME-109 e 3 non identificati.

Nessun incontro con aerei nemici è stato sperimentato da questo gruppo. Il bombardamento aria-aria (probabile) è stato segnalato a (4440N-1415E) alle ore 11:10.
20 bombe sono state sganciate attraverso formazioni (o in formazione) e scie di vapore di 5 A/C (aircraft=velivoli) sono state segnalate allo stesso tempo.

Sopra l'obiettivo sono stati segnalati "FLAK" [la contraerea] limitati, imprecisi e pesanti di tipo mirato e la formazione era nella zona dei FLAK per circa tre minuti. Gli scoppi rossi, bianchi e neri dei FLAK sono stati segnalati.

Alle ore 10:05 da 14,000'a 4443N-1410E, un B-24 ha dovuto fare un ammaraggio forzato. Vista una flotta di velivoli a circa 10 minuti e visto zattera in acqua. Segnalato allo squadrone di Salvataggio Aria-Mare (Air-Sea Rescue Squadron) in questa base.

[Nessuna perdita. Danni minori a causa dei FLAK a 4 aerei. Nessun ferito e nessuna vittoria.]


[continua...]
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lonely wolf
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Anno 1944
dal 11 giugno


Da notare che nelle cifre fornite da fonti alleate, il numero degli aerei è quello complessivo partito dalle basi. Poi questi aerei si dividevano sui vari obiettivi, sulle varie rotte. Talvolta parte della formazione si staccava dal grosso per raggiungere un determinato bersaglio. Il carico di una formazione poteva poi essere sganciato su diversi obiettivi, ma anche tutto su uno solo, dopo di ché la formazione ritornava alla base.

I tipi di aerei alleati citati sono:
B-17 - Boeing Flying Fortress (Fortezze Volanti)
B-24 - Consolidated Liberator
P-38 - Lockheed Lightning
P-47 - Republic Thunderbolt
P-51 - North American Mustang





22 Giugno 1944, Giovedì
Trieste: Deposito di petrolio (missione mancata)
Latisana: Ponte della ferrovia (missione mancata)
Udine: Scalo merci
461° e 449° Bombardment Group (H), 15th Air Force
450° Bombardment Group su Udine
Missione N.47

Fonti alleate: Continua il maltempo che dura da diversi giorni e gli obiettivi sono sempre quelli legati al petrolio. Il 461° non riesce a raggiungere le installazioni petrolifere di immagazzinaggio a Trieste, a causa del maltempo. Al ritorno dall'obiettivo primario, il Gruppo ha volato sulla laguna di Venezia ma non è riuscito ad individuare un obiettivo a Mestre o a Porto Marghera. Alcuni bombardieri hanno gettato i loro carichi di bombe fuori bordo nell'Adriatico, ma la maggior parte di loro hanno riportato le loro bombe alla base. Tra le ore 7:31 e le 7:57 il 449° parte con 40 B-24 con destinazione il ponte della ferrovia di Latisana, ma trovano l'obiettivo principale e quelli alternativi coperto da nubi e ritornano alla base. Quattro aerei scaricano le bombe in Adriatico per alleggerirsi.




25 Giugno 1944
Pirano, Fiume, Istria: mitragliamenti
15th Air Force

Fonti alleate: Mentre quasi tutta la 15ª Air Force è impegnata in Francia, un gruppo di caccia della stessa 15ª Air Force mitraglia obiettivi lungo le strade di Fiume, Italia-Senje, Yugoslavia e altri punti sulla penisola istriana.

Fonti italiane: Alle 10:30 alcuni aerei calano a Pirano a motore spento e mitragliano il Duomo (isolato sulla collina): una giovane uccisa e altre due ferite.




26/27 Giugno 1944
Trieste

Fonti italiane: Nella notte (ore 23:15 del 26 giugno) bombardamento con meno bombe sulle abitazioni, ma comunque con alcune case di abitazione colpite, tra cui il Patronato giovanile di via Navali. Sette morti (10 secondo altre fonti) e alcuni feriti. Gli obiettivi attaccati sono: la Raffineria Aquila, Coloncovez e la Maddalena.




6 Luglio 1944, Giovedì
Trieste: Raffineria
Casarsa della Delizia e Latisana: Ponte ferrovia
Aviano: Deposito petrolio e benzina
454° Bomb Group, 449° Bomb Group, 450° Bombardment Group, 15th Air Force
Missione N.74

Fonti alleate: Più di 530 B-17 e B-24 attaccano lo scalo merci di Verona, l'acciaieria di Bergamo, il viadotto di Avisio, il ponte della ferrovia sul Tagliamento di Casarsa della Delizia, il deposito di petrolio e benzina di Aviano, il deposito di petrolio di Porto Marghera e la raffineria di petrolio di Trieste. P-51 e P-38 forniscono la scorta.
Il 449° Bomb Group colpiva il ponte della ferrovia di Latisana (Missione N.92). 27 B-24, decollati tra le 6:29 e le 6:44 si incontravano con altre formazioni amiche sopra San Vito alle 7:38 e con la scorta di P-47 alle 9:24. Alle ore 10:11 sganciavano 66 ton. di bombe da 1.000 libbre (con spoletta da .1 e senza ritardo) da 21.000-22.000 piedi, scaricandone 1,5 ton. nel mare Adriatico perché in ritardo. Tutti sono rientrati alla base alle ore 12:36. Non vi era stata alcune interferenza radio, nessuna contraerea, nessuna perdita e nessun ferito. Non erano stati incontrati aerei nemici, sebbene fossero stati visti 4 aerei non identificati. L'osservazione visuale stabiliva che gli obiettivi erano stati ben centrati, con fumo che raggiungeva i 5.000 piedi e almeno 4 o 5 bombe avevano centrato il ponte, delle quali una o due proprio in centro. Qualche colpo è finito sull'area urbana. Le fotografie hanno mostrato almeno tre colpi (bombe) sul ponte, 3 colpi vicino all'estremità ovest dello stesso e 2 colpi vicino a quella est, la linea ferroviaria tagliata 500 piedi a ovest e a 1.500 piedi a nord-est dell'obiettivo. Un colpo aveva centrato il collegamento ovest del ponte stradale e la strada verso Mestre era stata colpita 4 volte. Il resto dei colpi era finito sulle rive del fiume e nel distretto industriale e residenziale vicino all'obiettivo.

Fonti italiane: Il bombardamento comincia alle ore 10:25. Un centinaio di bombardieri colpisce Aquilinia, Zaule, San Sabba (la raffineria) e la polveriera. Secondo alcune fonti in questa data vengono colpite nel vallone di Muggia il piroscafo "Duilio" e la nave "Stoccolma" che brucerà per due giorni. Secondo altre fonti, queste navi sono state colpite il 10 settembre di questo stesso anno. Poiché le navi danneggiate o semiaffondate restavano sul posto per anni, nemmeno le fotografie sono prove certe della data del fatto. Inoltre va considerato che la stessa nave potrebbe esser stata colpita più volte in date diverse. Per la Stockholm (Sabaudia) però sono diverse le fonti che indicano la data del 10 settembre.




13 Luglio 1944, Giovedì
Trieste: Deposito petrolio
Latisana: Ponte della ferrovia
Pinzano al Tagliamento: Ponte della ferrovia
Venzone: Ponte della ferrovia
454° Bomb Group, 15th Air Force
Missione N.78

Fonti alleate: 581 bombardieri attaccano obiettivi nel Nord-Est dell'Italia. B-17 colpiscono degli scali merci a Mestre e ponti della ferrovia a Latisana, Pinzano al Tagliamento e Venzone. B-24 bombardano scali merci a Brescia, Mantova e Verona e depositi di petrolio a Porto Marghera e Trieste. P-38 e P-51 fanno da scorta; altri P-51 effettuano una penetrazione sopra la valle del Po.

Fonti italiane: Il bombardamento comincia alle ore 10:45, con 10 bombardieri che attaccano Erpelle Cosina, presso la polveriera, Servola e San Sabba. Secondo il Piccolo "hanno sorvolato la città di Trieste in più ondate, sganciando delle bombe in una località periferica".




Dall'inizio dei bombardamenti al 15 Luglio 1944
Fonti italiane:
Risultano bombardate: Pisino, Rozzo, Gimino, Olmeto, Silum, Bergozza, Basovizza, San Dorligo della Valle, Opicina, Aquilinia, Trieste. Altri luoghi, tra cui Pirano, hanno subito mitragliamenti.

A Trieste risultano effettuati quattro bombardamenti. I luoghi con maggiori danni sono: Pisino, Rozzo, Gimino, Aquilinia, Opicina. A Trieste in tutto vi sono stati circa 500 morti e oltre 1.000 feriti.

Sono state colpite in particolar modo le parrocchie di San Giacomo, San Giovanni Bosco, San Giusto, San Vincenzo de' Paoli, Beata Vergine delle Grazie, Servola, nonché con palazzi distrutti Sant'Antonio Nuovo e Sant'Antonio Vecchio. Molto lesionata la chiesa di San Giacomo.




19 Luglio 1944
Trieste: raffineria

Fonti italiane: Tre aerei tra le 11 e le 12:30 sganciano sei bombe vicino alla Raffineria Aquila. I tre aerei si erano staccati da una formazione di 100 bombardieri in volo di rientro da una missione in Germania.




21 Luglio 1944
Pola: fabbrica cementi, porto

Fonti italiane: In un bombardamento su Pola viene colpita la fabbrica cementi e un piroscafo sotto carico.




4 Settembre 1944, Lunedì
Latisana: Ponte della ferrovia
Casarsa della Delizia: Ponte della ferrovia
454° Bomb Group, 15th Air Force
Missione N.112

Fonti alleate: Quasi 400 B-17 e B-24, con relativa scorta, attaccano sommergibili nel porto di Genova e colpiscono le comunicazioni nel Nord Italia compreso il viadotto di Avisio, scali merci a Trento, Bronzola e Ora e ponti della ferrovia a Ora, Casarsa della Delizia e Latisana.




6 settembre 1944
Parenzo

Fonti italiane: Un bombardamento aereo colpisce Parenzo con gravissimi danni agli edifici e alle persone.




8 Settembre 1944, Venerdì
Trieste
15th Air Force

Fonti alleate: Alcuni P-51 fanno da scorta ai Beaufighters della RAF verso Trieste.

Fonti italiane: Aerei mitragliano a Trieste i quartieri di Barcola e di Sant'Andrea.

A proposito dei Beaufighters, vi sono dei curiosi episodi di avvistamento di UFO vicino a Trieste.




9 Settembre 1944, Sabato
Trieste

Fonti italiane: Non è ben chiaro se quanto riferito per questa giornata sia in effetti da riferire al giorno prima o al giorno dopo. Secondo Livio Grassi (fonte n.j) il mitragliamento e l'affondamento del Rex sono concomitanti e in data diversa da quello del San Marco, ma dai rapporti alleati e da altre fonti pare diversamente. Il Piccolo non aiuta di sicuro.
A Trieste si contano 50 morti (quelli del San Marco?). Nelle acque tra Muggia e Capodistria viene affondato il transatlantico "Rex", costruito nel 1931 nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente, che misurava 268,20 metri di lunghezza, stazzava 51.062 tonnellate e il 16 agosto 1933 aveva ottenuto l'assegnazione del "Nastro Azzurro" per aver percorso il viaggio di 3.181 miglia, da Gibilterra a New York, in 4 giorni, 13 ore e 58 minuti, superando di 137 minuti il precedente primato del "Bremen" tedesco. Per salvarlo, durante la guerra, fu ormeggiato nel Vallone di Muggia. Dopo l’8 settembre 1943 tedeschi e civili lo saccheggiarono asportando mobili, tappeti, quadri, stoviglie, biancheria. Il 10 giugno venne rimorchiato sotto la costa istriana. Colpito da questo bombardamento e rovesciato su un fianco, brucio per tre giorni. Nel 1947 lo smontarono e ne inviarono i pezzi nelle ferriere. In questo stesso giorno, nelle prime ore del mattino, undici apparecchi angloamericani incendiano e affondano il piroscafo "San Marco" in servizio civile tra Trieste, Salvore e Pirano: 50 morti tra i passeggeri e 5 dell'equipaggio (150 morti più 4 dell'equipaggio e il capitano della nave per Livio Grassi).




10 Settembre 1944, Domenica
Trieste: Infrastrutture del porto
454° Bomb Group, 15th Air Force
Missione N.115

Fonti alleate: 344 B-17 e B-24 bombardano In Austria 5 depositi di artiglieria e la zona industriale a Sud-Est di Vienna e 2 raffinerie di petrolio della zona. 88 B-24 scortati da P-38 e da P-51 bombardano il porto di Trieste.

Fonti italiane:
Alle 11 quarantasei quadrimotori bombardano Trieste. A mezzogiorno intervengono altri dodici. Vengono colpiti il porto Duca d'Aosta e il colle di S. Vito. Due aerei bimotori inglesi Bristol Blenheim attaccano, nel tratto di mare tra la Raffineria Aquila e San Sabba, la nave Sabaudia (ex Stockholm), i piroscafi Giulio Cesare (21.000 ton., recuperato solo nel 1949) e Caio Duilio (22.000 ton.), ambedue del Lloyd, ancorate lì da tempo. Le navi, gravemente colpite, si adagiano sul fianco. Una foto scattata da uno dei due piloti inglesi era stata esposta per lungo tempo nella vetrina di un fotografo triestino ed era apparsa in diverse pubblicazioni. In questa foto si vedevano uno dei due aerei che sorvolava il monte San Pantaleone e le navi colpite con la croce rossa sui fianchi. A Trieste si contano 21 morti e 230 feriti.

NOTA:
Molto particolare la storia della Stockholm, che testimonia come questo nome non abbia portato fortuna.

La Stockholm era il nome di una nave della SAL (Swedish American Line - Svenska Amerika Linien) che era stata ceduta da questa società nel 1928.
La stessa SAL fa costruire con lo stesso nome una nuova nave di 28.000 ton. dai Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Monfalcone. La nave viene varata il 29 maggio 1938, ma viene distrutta dal fuoco il 19 dicembre dello stesso anno, prima del suo completamento. L'incendio scoppia di notte e il forte vento e i fumi tossici impediscono la lotta antincendio. La grande quantità di acqua pompata dentro la nave però causa una perdita di stabilità e la stessa nave affonda sul posto. La ricerca sulle cause dell'incendio risulta infruttuosa.

Una nuova nave viene ordinata dalla SAL agli stessi cantieri, utilizzando le apparecchiature che non erano ancora state installate su quella incendiata. Questa nave, di 30.000 ton. sarà la più grande mai fatta costruire dalla SAL.
Il 10 marzo 1940 la nave viene varata ma essendo scoppiata la seconda guerra mondiale, il 3 novembre 1941, la SAL decide di venderla al governo italiano che la usa come trasporto truppe con il nome di Sabaudia. Sarà questa la nave affondata a Trieste il 10 settembre 1944.

La SAL, nel 1948, farà costruire in Svezia una nuova nave di 12.165 ton. con il nome di Stockholm. Questa nave sarà quella che il 25 luglio 1956 si scontrerà con l'Andrea Doria presso New York, provocandone l'affondamento (51 morti).




23 Settembre 1944, Sabato
Venzone: Viadotto ferroviario
Casarsa della Delizia, Pinzano al Tagliamento, Ponte di Piave, Latisana, San Donà di Piave e Susegana: Strada e ponti della ferrovia
454° Bomb Group, 15th Air Force
Missione N.124

Fonti alleate: 229 B-24 attaccano obiettivi di comunicazione in Italia, compreso un viadotto a Venzone e una strada e ponti della ferrovia a Casarsa della Delizia, Pinzano al Tagliamento, Ponte di Piave, Latisana, San Donà di Piave e Susegana.




11 Ottobre 1944, Domenica
Trieste: (missione mancata)
461° Bombardment Group (H), 15th Air Force
Missione N.113

Fonti alleate: L'obiettivo per la missione N.113 era la raffineria di petrolio di Vosendorf, a Vienna. Vi era ancora maltempo sopra l'Adriatico. Nella zona di Trieste vi erano acquazzoni e temporali fino alla quota di 30.000 piedi. Non potendo attraversare, aggirare, o sorvolare le formazioni di nubi, il Maggiore Goree ha tentato di condurre la formazione nell'attacco dell'ultimo obiettivo previsto, la fabbrica di Kranj, in Yugoslavia.




15 Ottobre 1944
Opicina: Scalo ferroriario

Fonti italiane: Un bombardamento colpisce la stazione ferroviaria di Poggioreale (Opicina).




23 Ottobre 1944
Trieste: porto
Opicina: Scalo ferroriario (?)
454° Bomb Group, 15th Air Force
Missione N.140

Fonti alleate: Secondo alcune fonti alleate viene colpito lo scalo ferroviario di Opicina.

Fonti italiane: Un bombardamento colpisce il Porto Nuovo e la zona vicino al mare di Trieste. A Trieste si contano 73 morti e un centinaio di feriti.




18 Novembre 1944, Sabato
Aviano, Udine: Aerodromi
450° Bombardment Group, 15th Air Force

Fonti alleate: Più di 680 B-17 e B-24 bombardano le raffinerie di petrolio Floridsdorf a Vienna, e Korneuburg, gli aerodromi di Aviano, Villafranca di Verona, Udine, e Vicenza, e concentramenti di truppe a Visegrad, in Yugoslavia. 126 P-38 scortano la missione in Austria mentre altri 12 bombardano i concentramenti di truppe a Visegrad. 186 P-51 provvedono la copertura per gli attacchi agli aerodromi italiani e attaccabo a bassa quota le zone degli obiettivi. Più di altri 50 caccia effettuano rcognizione e scorta.




26 novembre 1944
Pola: fabbrica cementi, arsenale

Fonti italiane: Bombardamento su Pola (fabbrica cementi e arsenale).




2 Dicembre 1944
Pola

Fonti italiane: Un bombardamento su Pola colpisce il Monte Paradiso, il mercato e il palazzo della Prefettura.




7 Dicembre 1944, Giovedì
Trieste
15th Air Force

Fonti alleate: 31 B-17 e B-24 compiono delle incursioni prima dell'alba in Austria, su Salisburgo, Klagenfurt, Villach e sugli scali ferroviari di Lienz, obiettivi di comunicazione a Wolfsberg, Spittal an der Drau, Mittersill e Sankt Veit a Defereggen e su Trieste. P-38 e P-51 fanno da scorta e ricognizione.

Fonti italiane: Durante la notte una dozzina di bombe cadono su Trieste e provocano 13 morti e un centinaio di feriti.





29 Dicembre 1944, Venerdì
Udine: deposito locomotive
15° AF

Fonti alleate: Quasi 450 B-17 e B-24 attaccano scali ferroviari in Austria a Innsbruck e Salzburg, in Germania a Passau, Rosenheim, e Landshut, e 2 a Verona. Viane anche attaccata la ferrovia del Brennero e i depositi di riparazione locomotive a Castelfranco Veneto e Udine e il ponte della ferrovia di Bressanone. 14 P-38 bombardano la strada e il ponte a Sud di Rosenheim, in Germania. Circa 300 altri P-38 e P-51 fanno da scorta e ricognizione.


[continua...]
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Anno 1945

Da notare che nelle cifre fornite da fonti alleate, il numero degli aerei è quello complessivo partito dalle basi. Poi questi aerei si dividevano sui vari obiettivi, sulle varie rotte. Talvolta parte della formazione si staccava dal grosso per raggiungere un determinato bersaglio. Il carico di una formazione poteva poi essere sganciato su diversi obiettivi, ma anche tutto su uno solo, dopo di ché la formazione ritornava alla base.

I tipi di aerei alleati citati sono:
B-17 - Boeing Flying Fortress (Fortezze Volanti)
B-24 - Consolidated Liberator
P-38 - Lockheed Lightning
P-47 - Republic Thunderbolt
P-51 - North American Mustang





20 gennaio 1945
Pola: fabbrica di ossigeno

Fonti italiane: Un bombardamento colpisce la fabbrica di ossigeno di Pola.



1 Febbraio 1945, Giovedì
Pola
15th Air Force

Fonti alleate: Più di 300 B-17 e B-24 attaccano in Austria la raffineria di petrolio di Moosbierbaum e gli scali ferroviari di Graz, Furstenfeld, Klagenfurt. 1 bombardiere bombarda Pola. P-38 e P-51 eseguono più di 270 voli per scortare i bombardieri; altri P-38 effettuano le missioni di ricognizione.




7 Febbraio 1945, Mercoledì
Trieste: Porto e cantiere
Pola: Deposito di petrolio
15th Air Force

Fonti alleate: 680 B-17 e B-24 bombardano le raffinerie di petrolio a Moosbierbaum, Schwechat e le raffinerie di Lobau, Floridsdorf, Korneuburg e Kagran nella zona di Vienna; un deposito di petrolio a Pola; il cantiere navale e il porto di Trieste; la città di Bratislava, in Cecoslovacchia; l'Aerodromo Di Zwolfaxing, in Austria; e parecchi obiettivi sparsi occasionali. 274 P-38 e P-51 forniscono la scorta. 8 B-24 sganciano rifornimenti in Yugoslavia. 18 P-51 attaccano a bassa quota l'aerodromo di Zeltweg in Austria e la zona circostante mentre in Yugoslavia, 10 P-38 eseguono una penetrazione nella zona di Zagabria-Karlovac-Sisak. Altri P-38 fanno servizio di scorta e ricognizione.

Fonti italiane: Diciotto quadrimotori colpiscono a Trieste Campo Marzio, il porto Duca d'Aosta, il palazzo della Posta, il silos granaio e lo scalo ferroviario. A Trieste si contano 55 morti e 300 feriti. Viene colpito anche l'Ufficio Fortificazioni di via Campo Mazio n.7.




13 Febbraio 1945, Martedì
Pola: porto
15th Air Force

Fonti alleate: Più di 640 B-17 e B-24, con il supporto dei caccia, nella regione di Vienna, colpiscono il deposito di artiglieria Sud, gli scali merci e il deposito Sud e sud Est, le officine riparazioni C, lo scalo merci di Matzleinsdorf, e gli scali merci a Graz (Austria), Sarvar (Ungheria), e 2 a Zagabria e 2 a Maribor, il porto di Pula, il deposito locomotive e le officine riparazioni del materiale rotabile di Maribor e parecchi obiettivi occasionali. P-38 e P-51 effettuano le missioni di scorta e ricognizione.




17 Febbraio 1945, Sabato
Trieste: Corazzata "Conte di Cavour", porto, cantieri
Pola: Porto e cantieri
RAF e 15th Air Force
765° Bombardment Squadron (H), 461° Bombardment Group (H)

Fonti alleate: La corazzata italiana "CONTE DI CAVOUR", affondata nel 1940 durante l'attacco della Fleet Air Arm su Taranto e salvata ma non riconsegnata, viene distrutta nelle incursioni della RAF su Trieste.

Circa 500 B-17 e B-24 attaccano lo scalo ferroviario, la stazione e la fabbrica di benzolo a Linz, l'acciaieria Judenburg, le fabbriche di carri armati a Steyr e a Sankt Valentin, gli scali ferroviari a Graz, Wels, Bruck an der Mur e Villach, in Austria; più i cantieri navali e i porti a Fiume, Trieste e Pola. P-38 e P-51 scortano i bombardieri, guidano le missioni di ricognizione, sganciano rifornimenti, attaccano a bassa quota in Austria linee ferroviarie nella zona di Vienna-Linz e velivoli a Ardning ed a Grafenstein, ed effettuano ricognizioni fotografiche e per le condizioni atmosferiche.

461° Bombardment Group (H)
Missione N.177
L'obiettivo primario per la missione N.177 era la raffineria di petrolio di Schwechat vicino a Vienna. A causa del ritardo nel decollo dovuto al maltempo sopra le Alpi, la formazione alla fine decolla alle ore 11:10. A causa del ritardo, l'ultimo obiettivo previsto, i cantieri navali a Trieste, si è trasformato nell'obiettivo primario.
La formazione è stata condotta dal capitano Roberts. Gravi danni sono stati inferti all'obiettivo ma lo schema di bombardamento era sparso con il risultato che la missione ha avuto un successo del 24,1 per cento. Una grande nave da guerra, che si trovava in quel momento nel porto, è stato colpita. Questa nave è stata più tardi identificata come la corazzata italiana Cavour ed è stata attaccata dalla Royal Air Force.

Fonti italiane: Trieste viene colpita da tre ondate successive rispettivamente di 40, di 21 e di 16 caccia-bombardieri che lasciano cadere sulla città 500 bombe dirompenti e molti spezzoni incendiari. I danni ammontano a 1 miliardo di lire. Incendi all'arsenale del Lloyd, allo Iutificio e al Canapificio, affondamento dell'esploratore "Pigafetta" ed inoltre danni al cantiere San Marco e ad alcune navi. A Trieste si contano 27 morti e 300 feriti.




19 Febbraio 1945, Lunedì
Fiume: cantieri
Pola: porto e installazioni militari
15th Air Force

Fonti alleate: Durante la notte tra il 18 e il 19 febbraio, 11 B-24 sganciano rifornimenti nel Nord Italia. In Austria durante il giorno quasi 500 B-24 e B-17, scortati da circa 220 P-51 e P-38, bombardano 2 scali merci e la zona della stazione Sud a Vienna, scali merci a Klagenfurt, Graz, Bruck an der Mur, Maribor; cantieri navali a Fiume, il porto e installazioni militari a Pula. 51 P-51 attaccano a bassa quota la ferrovia, il traffico sul fiume e gli aerodromi fra Linz e Vienna e nella zona de Graz; altri P-51 e P-38 fanno da scorta e ricognizione.




20 Febbraio 1945, Martedì
Trieste: Cantieri
Pola: Porto
Fiume: Cantieri
15th Air Force
454° Bomb Group - Missione N.196, 456° Bomb Group

Fonti alleate: Più di 520 B-17, con scorta di caccia, e B-24 bombardano le raffinerie di petrolio di Lobau, Vienna e Schwechat, in Austria e gli scali merci di Floridsdorf a Vienna, acciaierie a Kapfenberg, il porto di Pola e i cantieri navali di Trieste e Fiume.

"Oggi abbiamo bombardato i cantieri di Trieste con risultati molto buoni. Sono stati osservati molti incendi. Bombardamento a vista con limitata contraerea. Freddo da morire: -42°C! L'aeroplano ha avuto bisogno di un sacco di riparazioni. NESSUN CACCIA NEMICO"
(dal diario di missione di Gerald G. Smith, 456° Bomb Group)

Fonti italiane: Bombardieri sganciano su Trieste 1.500 bombe. Danni al cantiere San Rocco e affondamento della nave "Cavour". Una decina di grosse unità, piegate su un fianco, giacciono sul fondale del vallone di Muggia, definito il "cimitero delle navi".




21 Febbraio 1945, Mercoledì
Trieste: Cantieri
Fiume: Cantieri
15th Air Force

Fonti alleate: Durante la notte tra il 20 e il 21 febbraio, 1 B-17 e 13 B-24 sganciano rifornimenti nel Nord Italia. Durante il giorno più di 500 B-17 e B-24 con scorta di caccia bombardano Vienna, obiettivi ferroviari austriaci (scalo C, stazione Sud e scalo merci di Matzleinsdorf), scali merci a Bruck an der Mur, Wiener-Neustadt e Zeltweg (Austria), Sopron (Ungheria) e i cantieri navali a Trieste e Fiume.

Fonti italiane: Quattro bombardieri lasciano cadere un centinaio di bombe sui magazzini Generali di Trieste.




23 Febbraio 1945, Venerdì
Udine: Scalo merci
454° Bomb Group - 15th Air Force
Missione N.199

Fonti alleate: Circa 380 B-17 e B-24 colpiscomo gli scali merci di Villach, Worgl, Knittelfeld, e Klagenfurt, tutti in Austria e quello di Udine, oltre al bivio ferroviario di Kitzbuhel. Più di 140 P-38 e P-51 fanno da scorta; alcuni caccia attaccano a bassa quota le zone a Nord Ovest di Linz, e a Nord di Munich. Altri 35 P-38 bombardano lo scalo ferroviario di Worgl e 30 di questi poi attaccano a bassa quota la linea ferroviaria tra Rosenheim, Innsbruck e Landeck. Altri P-38 e P-51 fanno da scorta.





24 Febbraio 1945, Sabato
Udine: Scalo merci
15th Air Force

Fonti alleate: Più di 500 B-17 e B-24, con scorta di caccia, attccano gli scali merci di Udine, Padova, Verona, Ferrara, Graz e Klagenfurt, il ponte della ferrovia di Ferrara e diversi obiettivi occasionali. Durante la notte precedente 20 B-24 hanno continuato a sganciare rifornimenti nel Nord Italia.





27 Febbraio 1945
Pola

Fonti italiane: Pola subisce sei bombardamenti sul quartiere S. Policarpo, Valavina, Port'Aurea, Piazza Serlio, Via Muzio, Forte Bradamante, Scoglio S. Andrea e Monte Castagner: 18 morti e 30 feriti.




3 marzo 1945
Pola

Fonti italiane: Bombardamento aereo su Pola con danni di particolare gravità al pronao e alla cella del Tempio di Augusto e al presbiterio del Duomo. I due edifici verranno restaurati da tecnici italiani prima che la città venga consegnata alle autorità jugoslave.




7 marzo 1945
Udine

Fonti italiane: Un bombardamento provoca l'incendio della Chiesa di San Francesco in Udine. La città ha subito 25 bombardamenti.




24 Marzo 1945, Sabato
Udine: aerodromo
15° AF

Fonti alleate: 660 B-24 e B-17 bombardano una fabbrica di carri armati a Berlino e aerodromi in Germania a Munich e Neuburg an der Donau, scali merci in Cecoslovacchia a Budejovicee obiettivi alternativi e occasionali compresi gli aerodromi di Plattling, Erding e Udine. P-38 e P-51 scortano la missione contro gli obiettivi in Germania ed effettuano la ricognizione.




25 Marzo 1945, Domenica
Udine: aerodromo
15° AF

Fonti alleate: In Cecoslovacchia, più di 650 B-17 e B-24 colpiscono 2 aerodromi e uan fabbrica di carri armati a Praga (la rosa di tiro delle bombe colpisce anche due altri aerodromi vicini) e un aerodromo a Cheb. Bombardati anche obittivi altarenativi come gli aerodromi di Wels (in Austria) e Udine. P-38 e P-47 fanno da scorta ed effettuano una penetrazione e un attacco a bassa quota su Nurnberg-Eibelstadt-Wurzburg-Regensburg, oltre alla ricognizione.




4 aprile 1945
Umago

Fonti italiane: Bombardamento su Umago.




19 Aprile 1945
San Stino di Livenza: Installazioni
454° Bomb Group - 15th Air Force
Missione N.239




25 aprile 1945
Parenzo

Fonti italiane: Ultimo bombardamento su Parenzo. La foto sotto e stata fatta dal Lt. Boyce ed è tratta dal sito citato nella bibliografia [fonte n.20]. Le bombe erano destinate probabilmente a due navi visibili nella foto.




5 Maggio 1945
Trieste, Fiume e Udine: Ricognizione
3° Squadrone australiano

Fonti alleate: Ultima missione della II Guerra Mondiale del 3° Squadrone australiano. Si tratta di una ricognizione sopra le zone di Fiume, Trieste e Udine.


[continua...]
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lonely wolf
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Testimonianze


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Marino Muntjan, a Trieste nel 1944
Un fatto che mi è rimasto impresso, e che rimarrà nella mia mente finché vivrò, è accaduto in un giorno di primavera del 1944, purtroppo non so la data precisa.

Era giorno come tanti altri di quel periodo, specialmente se le favorevoli condizioni atmosferiche permettevano attività aeree da parte delle forze alleate. Allarme aereo già dalle prime ore della mattinata, cielo molto coperto sulla città di Trieste e verso est, completamente sereno da Barcola verso ovest.

Verso la tarda mattina ho inteso rumori di aerei. Da giovane spericolato (come dicono in inglese "young and silly") ero sempre interessato a ciò che accadeva, anche se molte volte era pericoloso. Dunque improvvisamente dalle nuvole apparvero 3 B17 (Flying Fortess), provenienti est e diretti verso ovest, alla quota di circa 5000 o 6000 m., in fila, probabilmente il primo aereo come leader del gruppo.

Giunti circa all'altezza del castello di Miramare i tre bombardieri cambiarono rotta verso sud. Quando i tre B17 si trovarono circa in mezzo al golfo di Trieste, improvvisamente da nord apparvero due caccia della Luftwaffe (ME ?) in inseguimento agli aerei americani. Data la loro velocità i caccia tedeschi
ben presto raggiunsero l'ultimo dei B17 e uno dei caccia lanciò un razzo che colpì l'aereo americano
alla giuntura dell'ala destra con la fusoliera. L'ala si staccò e l'aereo perse completamente il controllo, entrando in avvitamento e precipitando in mare prima dell'ala stessa, che raggiunse l'acqua subito dopo. Nessuno dell'equipaggio ebbe il tempo di gettarsi con il paracadute. Anche il secondo B17 venne colpito, il motore esterno dell'ala destra lasciava una scia di fumo, ma essendo ormai molto distante verso l'orizzonte non posso dire se anche il secondo aereo sia stato abbattuto.

Tutta questa azione l'ho seguita con il binocolo, che tenevo sempre a portata di mano. E' stata la prima ed unica volta che ho visto un aereo di quelle dimensioni precipitare con la perdita di tutto l'equipaggio. Se ben ricordo, nei primi anni '50, le reti di una barca di pescatori di Grado s'impigliarono nei rottami dell'aereo. Avvertito, il personale americano del cimitero di Anzio ricuperò ciò che rimaneva delle dieci salme dell'equipaggio.

Come ho letto dai comunicati dell'USAF, data la grande domanda e l'urgenza, molti piloti non erano bene addestrati nella navigazione, specialmente in cattive condizioni atmosferiche. Mi ricordo di un fatto di un B24 (Liberator) che tornando da solo da una missione di orientamento, forse per malfunzionamento della radio e cattiva visibilità, invece di atterrare in una delle basi del sud Italia, ha proseguito verso sud, attraverso il Mediterraneo, e, dopo aver esaurito il carburante, è atterrato nel deserto libico, ben lontano dalla costa, ed è stato ritovato intatto diversi anni dopo la fine della guerra con tutto l'equipaggio morto probabilmente per la mancaza d'acqua.


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Marcello, a Trieste nel 1944-45
Me la ricordo ben la galleria in Piazza Volontari Giuliani. I ghe stava sempre lavorando e la iera piena de mota. Mi vivevo in via Crispi, vicin la scala San Luigi e se andava zo per la serpentina.

No, no ieri tanti aeroplani sora Trieste, perché mi li go visti da casa mia. De quel che mi me ricordo dovaria eser stadi una dozzina. Gaveimo una bela vista della cità e dopo ogni ondada mi e mia mama andaimo alla finestra e vedevimo tute le colone de fumo nero. E me ricordo de quel bombaramento dove xe stada distruta la cesa dela Beata Vergine dele Grazie in via Rossetti e quasi tuti i frati iera morti perché una bomba iera andada proprio sora el rifugio antischegge che me sembra nol iera ancora finido.
Appena finido el bombardamento son andado a veder la catastrofe perché quela iera la mia cesa e conosevo asai ben quei frati. No iera bei tempi, mi gavevo 13 ani.


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Dave Cobau, a Trieste nel 1944-45
Mi son nato nel primo dopoguera, ma mia mama, ka me conta ancora de quei tempi..

La stava in via Giulia e, co ghe iera i bombardamenti, la andava nel rifugio de via Ireneo dela Croce, che iera un tunel senza uscita scavado nela colina. Però, sicome sto tunel iera sempre pien de gente, se se sentiva sofigadi, e iera sempre pien de fango. Se stava dentro per ore e ore.
Una sera d'estate (ghe par che iera nel '44) ela e tante altre persone dei dintorni de via Giulia, ga deciso de andar nel boscheto de Villa Giulia cusì i stava a l'aperto senza esser in vista. Quela sera xe riva el squadron che ga bombardà la ferriera. Ghe iera tanti de quei areoplani che solo che el rumor dei motori iera za tremendo. De là la ga visto tuto el bombardamento dela ferriera, tuti i scopi, i foghi e compagnia varia. La se ga impresionado tanto che non la xe piu andada là.

Un'altra volta la xe stada ciapada soto bombardamento in via Battisti. La xe corsa in un porton (e quela volta i portoni gaveva agiunto muro per salvar de più l'interno dele case. Co la xe andada fora de novo la biblioteca, che esisteva dove che xe el Grattacielo con el cinema del steso nome e che iera de fronte del porton dove che la se gaveva riparà, iera sta bombardado completamente. Quela volta, la me ga dito, la ga ciapà paura sul serio.
Un'altro giorno la xe stada ciapada dal bombardamento in piaza Unità. Par che ghe iera un'antiarea là. Cusi tra el rumor dei aerei, le bombe, e la antiarea la se ga sai divertido.

La gaveva sui 18 ani. La mia generazion (son cinquantenne) xe sta sai fortunada che l'Italia e la nazion dove che tanti de noi semo andai a star non se ga trova nele stese situazioni.

El mercato nero a quel tempo par che jera l'unica magnera per el triestin de poder trovar qualcosa de decente. Parechia gente andava al sud de l'Italia a comprar roba come oio, buro, vin, pan bianco, etc. Mia zia, mia nona e un'amica de familia andava anche lore. Fato sta che, co i aleati xe sbarchai in Sicilia e i ga incomincià a andar verso el nord, sti "3 moschetieri" xe state blocade nel sud e ghe ga meso circa 12 mesi a tornar a Trieste seguindo, pian pian, l'esercito american.


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Massimiliano Di Biagio
Mio padre abitava in Via Molino a Vento, quasi di fronte all'incrocio con via Marenzi. In quella zona, precisamente sotto il reparto disinfezione della Maddalena (dove ci sono tuttora la ciminiera e i fabbricati) nei terreni dei Marenzi appunto, c'era una contraerea "gestita" dall'UNPA. In caso di bombardamenti, mio padre (allora bambino di 8 anni) si recava nella galleria ferroviaria di Montebello. In un caso (non durante il primo bombardamento, durante il quale restò a casa) accadde qualcosa di incredibile, che merita di essere raccontato.

Mio padre venne a sapere che durante un bombardamento, il personale ferroviario della stazione di Rozzol corse a mettersi al riparo senza mettere in sicurezza una locomotiva, fermatasi a Rozzol proprio a causa dell'allarme. Tale locomotiva, essendo la linea in pendenza in direzione Campo Marzio, iniziò a muoversi sempre più velocemente verso la galleria che avrebbe impegnato a discreta velocità ma soprattutto con centinaia di
persone là rifugiate: poteva essere una strage. La provvidenza volle che una bomba alleata colpisse fortuitamente il mezzo (più probabilmente la linea nelle vicinanze) distruggendolo.

Questo il ricordo. Casualmente mio padre ebbe l'occasione di incontrare, in tempi recenti, uno degli addetti alla stazione di allora. Questi confermò l'accaduto, riferendo il tipo di locomotore (elettrico, gruppo e626 per la cronaca) e confermando che per la velocità e lo spostamento dovuto ad una bomba il mezzo deragliò, evitando la sciagura.

L'altro ricordo forse non merita una così ampia descrizione, sebbene più crudo. Dopo un bombardamento, allontanandosi dalla città con mio nonno, su Strada di Fiume mio padre ricorda i caseggiati in fiamme e i corpi di decine di sventurati morti per l'incursione, i corpi coperti con lenzuola o coperte.


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Da altre fonti
Non sono molte le testimonianze già presenti su altri siti di Internet, ma qualcosa c'è. Per ovvie ragioni di copyright ne possiamo riportare solo qualche piccola citazione. In particolare ci sembra interessante questa testimonianza di Francesco Covelli (vedi bibliografia fonte n.26) che parla anche del famoso "Pippo", un aereo che alcuni dicono fosse uno delle nostre parti (pare conoscesse molto bene la zona), e che guidava i bombardamenti alleati. Interessante anche vedere come in quei momenti, per un ragazzo, le sensazioni di paura, orrore, tensione, ma anche divertimento, si mescolessaro per lasciare nel tempo un segno indelebile.

"Una sera, ero sulla terrazza antistante la chiesa dei salesiani quando quattro cacciabombardieri attaccarono con bombe e raffiche di mitraglia il cacciatorpediniere "Pigafetta" uscito dal cantiere per le prove macchina. Che spettacolo! Per noi ragazzini era meglio di un bellissimo film d’avventura. Il caccia che viaggiava a tutta birra per scansare le bombe. Il fuoco delle sua contraerea. Il fuoco di sbarramento da parte delle postazioni fisse e dalle "maone" che cercavano di appoggiare quello del cacciatorpediniere."

"Il maestro Rabaz, faceva lezione, quando si udì il preallarme e subito dopo l’allarme. Uscimmo e, cominciarono a cadere le bombe. Corremmo tutti verso il rifugio che si trovava a circa trecento metri. Pensavamo, almeno io, di non farcela. Le bombe cadevano che sembra grandine. L’ultima cadde davanti al rifugio, pochi istanti prima che entrassimo. Che fortuna! Non è una cosa di tutti i giorni correre sotto una pioggia di bombe!"

"Dopo i grandi bombardamenti, giunsero quelli chiamati del "Pippo". Una bomba, una sventagliata di mitragliatrice, e via."
"Una mattina mi trovavo in "Braida", nei pressi del cinema Impero. Sapevo che c’era in programmazione nel pomeriggio un film per i "grandi". Avevo appena svoltato da Via Manzoni in Viale Mussolini, in cielo volteggiava "Pippo", era una cosa normale, nessuno più lo notava. Udii il fischio di una bomba e, questa cadde sulle persone in fila. Immaginatevi le immagini che scorrevano davanti ai miei occhi. Ero frastornato dall’esplosione ma, ancor più da quello che avevo visto e quello che vedevo."

"Era un susseguirsi di bombardamenti, di mitragliamenti, di fame, giornate e notti passate nei rifugi."


[continua...]
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MessaggioInviato: Sab Feb 11, 2006 9:41 am Rispondi citando
lonely wolf
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Bibliografia

Norfield Publishing

Boyd Thompson's 32nd Bomb Squadron Page

461st Bomb Group

456th Bomb Group Association

Web-Birds.Com

454th Bombardment Group

www.ibiblio.org/pub/academic/history/marshall/military/airforce/wwii_chronology/

The Ships List: Swedish American Line

The Great Ocean Liners: Intended Giants of the Seas

A tribute to the Swedish American Line: Stockholm

Russell Smith: The Sinking of the Andrea Doria

Andrea Doria - Tragedy and Rescue at Sea

Haze Gray & Underway: World Battleships List - Italian Dreadnoughts

Altus AFB: USAF Combat Chronology 1941-1945

3 Squadron RAAF
450th Bombardment Group

Frequent Flyers of the Forties

Cronologia Istriana dal 1941 al 1997

Cronologia: Trieste e l'Italia fra Cronaca e Storia

El nostro 25 april (foto Parenzo)

States and Regents of the World: Adriatisches Küstenland

A.N.E.D.: Risiera di San Sabba (pdf)

Lazarettschiffe (1939-45)

Feldgrau.com: Innsbruck (2)

Dalmazia: La Distruzione di Zara

Istria on the Internet: Memories - Francesco Covelli

Fonti italiane:
"Il Piccolo", quotidiano di Trieste, anni 1944 e 1945

"Il Piccolo della Sera", anni 1944 e 1945

Antonio Santin: "Trieste 1943-1945"

Fabio Zubini: "S. Maria Maddalena e Zaule"

Paolo Guglia, Enrico Halupca: "I Sotterranei di Trieste", Edizioni Italo Svevo, Trieste 1988

P.Guglia, A.Halupca, E.Halupca: "Sotterranei della Città di Trieste", Edizioni Lint, Trieste 2002

Leone Veronese jr.: "Il Vallo Adriatico", Trieste 1987

Padre Flaminio Rocchi: "L'Esodo dei 350.000 Giuliani, Fiumani e Dalmati", Roma 1990

"Trieste 1900-1999 Cent'anni di storia"

Livio Grassi: "Trieste Venezia Giulia 1943-1954", Trieste



FINE
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MessaggioInviato: Lun Mar 27, 2006 11:05 am Rispondi citando
Karolina
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Questa xe una foto della scuola Crem de la Regia Marina de Pola del 1942, mio papà xe el V° della seconda fila da sinistra. All'epoca el gaveva 17 anni e i sui genitori ga dovù far la firma perciò ch'el possi andar come volontario.
... chissà quanti de lori che xe ancora vivi.....

E questa xe su la Regia Nave Duilio, nel 1943, prigionieri dei inglesi a Malta.
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MessaggioInviato: Dom Apr 02, 2006 12:04 am Rispondi citando
vic
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Esisti anca un libreto publicado del CAT (Club Alpinistico Triestino) in ocasion de la mostra "Con gli occhi di un bambino-una "normale" giornata di guerra nei ricordi di un bambino", tignuda al Kleine Berlin dal 22 giugno al 20 luglio 2003 e riproposto in ocasion de la mostra sui bombardamenti aerei del 10 giugno 1944 che se ga tegnù sempre nela Kleine Berlin un per de ani fa.

Xe interesante leger dei ricordi de Alberto Dini, bambino nel periodo 1940-45, come che el vedeva le dificoltà e i pericoli e anca le altre notizie che xe riportade nel libreto. Tante riguarda proprio i bombardamenti o mejo le difese a tera per i civili. Legelo.

_________________
LSMT
to boldly go where no man has gone before (compleanno: 18 gennaio)
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MessaggioInviato: Mer Feb 21, 2007 1:03 pm Rispondi citando
Vorwaerts
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interessante discussion! Go però prova a zercar el libro de Veronese "Il Vallo Adriatico" e no se lo trova de nissuna parte. Xe nissun che al caso lo gavessi de vender ($$$) o saria cussì bon de farme delle scansioni?
Neanche l'editor lo ga più . Grazie
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MessaggioInviato: Dom Gen 06, 2008 3:17 pm Rispondi citando
giova
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mi go el libro di Leone Veronese (il vallo adriatico) che te interessa, son a tua disposizion per qualunque tua richiesta. Attendo tue notizie



da Giovanni nuovo iscritto
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MessaggioInviato: Dom Gen 06, 2008 4:14 pm Rispondi citando
Vorwaerts
Registrato: 29/08/06 18:57
Messaggi: 44
Località: trieste




ciao Giovanni,

grazie mille, nel frattempo son rivà a trovarlo in città vecia.
Stago inveze ancora zercando "Venezia Giulia 1945 - immagini e problemi" de Pupo, casomai te lo gavessi.
Profilo Trova tutti i messaggi di Vorwaerts Messaggio privato
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