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MessaggioInviato: Mar Feb 06, 2007 3:23 pm Rispondi citando
aurio
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Embarassed

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AURIO
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MessaggioInviato: Mer Feb 07, 2007 4:03 pm Rispondi citando
servolo
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aurio ha scritto:
Embarassed


.............finalmente un posto dove che xe tuti d'acordo:
Grande Aurio Very Happy
Servolo

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se no guanta cambia
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MessaggioInviato: Lun Mar 03, 2008 8:48 pm Rispondi citando
aurio
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RIMPIANTO

Più che 'l ghe pensa e più che 'l ghe ripensa
meno risposte trova 'l cuor mio sperso
che, fra tante domande incerto e perso,
no 'l riconossi quela, unica e imensa.
Perchè in ti, Trieste, più no me riconosso?
Come trovar la strada che me porta
a riconosserte dentro mi non morta,
per consolarme co andarò in tel fosso?
La vita mia smarissi i sui colori
man man che l'amor nostro se scancela,
come pitura vecia su una tela
che in tropa luce pian panin la mori...

(febraio 2008)

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AURIO
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MessaggioInviato: Lun Mar 03, 2008 9:56 pm Rispondi citando
Ursus Canadiensis
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Arte per grazia del'arte, beleza... perchè la xe bela, no so cosa altro dir.

Grazie, Aurio! Te ghe ga fato vegnir un do' lagrime a sto vecio orso.

Embarassed Embarassed Embarassed Crying or Very sad Crying or Very sad Crying or Very sad Cool Cool Cool

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Vieillir est encore le seul moyen qu'on ait trouvé de vivre longtemps.
INVECIARSE XE TUTOGI LA SOLA MANIERA DE VIVER A LUNGO.
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MessaggioInviato: Mar Mar 04, 2008 6:12 am Rispondi citando
york
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Bravo Aurio te son come sempre generoso con i tuoi bei regali...

York Very Happy

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MessaggioInviato: Mar Mar 04, 2008 7:07 pm Rispondi citando
margherita
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Splendida Aurio,sinceramente no trovo le parole...! Very Happy

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MessaggioInviato: Mer Mar 12, 2008 10:42 am Rispondi citando
dan68
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E bravo Aurio! Bele poesie, anche se un poco... dolorose per la nostalgia che le impizza.
Se posso contribuir, no in poesia, ma in prosa (e in lingua...), ve peto qua soto una descrizion che contien anche Zitavecia (che go visto che gavè parlà in s'to topic): un posto che, come lo gò conossudo, no l'esisti più (gò l'età suficiente epr ricordarmelo come che 'l iera: sporco, cadente, marzo....ma con un fascino particolare e ormai perso!)
Bona letura...

"Sera
Che bella giornata è stata, ma quale stanchezza, ora! Ho girato
in lungo e in largo, sempre a piedi, combattendo a tratti
con l’irruenza del vento, fermandomi soltanto il tempo di un
veloce pasto in un buffet (bollito misto di maiale con crauti,
innaffiato da una buona birra: Mitteleuropa!!) vicino a piazza
della Borsa. Buffet: è una di quelle accezioni tipiche di qui,
che non trovi altrove, e che non ha un corrispettivo nel resto
d’Italia (potrebbe essere tavola calda, ma non rende completamente).
Puoi mangiare o soltanto bere, e per quest’ultima
funzione è molto più usato, qui, stando in piedi o seduto a
tavoli che normalmente sono quasi sistemazioni di fortuna
(se proprio ti vuoi sedere... ma mangia in fretta!). Il posto in
cui ho pranzato stamattina è uno dei luoghi più noti (il buffet
“Da Pepi”, meglio noto come “Pepi s’ciavo”), nel quale, se
riesci a entrare, perché lo spazio è poco e la folla tanta, vieni
risucchiato da una densa atmosfera odorosa di porco, rafano,
crauti e fumo. All’interno è un continuo fucinare piatti, panini,
calici e “mezi de bira”; dico fucinare, perché l’aria satura
di vapore, l’acciottolio continuo e le chiacchiere di avventori
e banconieri fanno assomigliare il posto a un’officina. Avevo
una gran fame, dopo la camminata della mattina, e ho gusta19
to... con le lacrime agli occhi (a causa del rafano, s’intende!) il
saporito piatto.
Questa mattina, uscito dalla pensione, ho potuto vederne un
po’ meglio l’edificio. È di un colore rossastro sbiadito, qua e là
interrotto da scrostature nell’intonaco; agli angoli, nella parte
alta, stanno delle specie di vedette o torrette che conferiscono,
insieme all’aspetto dei muri, l’apparenza un po’ sinistra, e
comunque molto riservata, di alcune vecchie e austere dimore
nobiliari. Tale doveva essere, infatti, questa casa: una villa
costruita da qualche ricco commerciante, magari di recente,
all’epoca, nobiltà asburgica (qui vi sono o vi sono stati molti
baroni, ma pochi conti, duchi o principi, e la nobiltà non derivava
solitamente dal lignaggio, ma dalle attività commerciali od
imprenditoriali). Mi sono incamminato salendo per la via Bazzoni,
una via tranquilla che confina a breve distanza con il caos
di S. Giacomo. Questo rione e quello di S. Vito, cui via Bazzoni
è pertinente, non potrebbero essere più diversi: caotico, vitale
e popolare l’uno, residenziale, quieto, con una certa puzza al
naso da nobile decaduto, e alquanto cimiteriale, l’altro.
Sono sceso poi per via S. Vito, e percorrendo via Tigor, via
Cereria e via Madonna del Mare sono giunto in Cavana, respirando
un’aria strana che mi risvegliava ricordi sepolti e che
credevo irrecuperabili. Essi mi venivano con gli odori delle
cucine (soffritti d’aglio e cipolla, minestra...), con quello dell’intonaco
vecchio, indissolubilmente cementato con quello
del piscio di gatto e d’uomo e con qualche sottile venatura di
frittura di pesce. Passando davanti alla torrefazione “La Triestina”,
una delle tante in città, questa miscela cede fuggevolmente
il passo all’aroma del caffè tostato, dando un’impressione
di casbah, un’intonazione orientale che non ho trovato
altrove in Italia: l’Oriente, a Trieste, non è solo vicino, è parte
della città stessa, legato e insieme contraddittorio alla sua
nordica mitteleuropeità. Dall’ombra della città vecchia, dove
anche d’estate il sole fatica a entrare, sono passato alla luce di
piazza Unità. È come una modulazione da minore a maggiore,
da un adagio brumoso e catarroso d’organo, alla luminosità di
un tutti d’orchestra fatto con tre effe. La vista si dilata di botto,
dagli angusti budelli medievali della città vecchia all’apparente
20
vuoto della piazza, colmato, ma non limitato, dalla presenza
del mare in fondo; il confine imposto dai palazzi circostanti
altro non è se non una pregevole cornice e non riesce a chiudere
tanto spazio, piuttosto lo completa.
Da lì sono andato poi in riva al mare, sul molo Audace, a
combattere con la bora, che in quel punto soffia con particolare
violenza; davanti a me, l’acqua con il suo azzurro cupo
appariva tutta screziata di piccole onde bianche, come uno
stormo di oche che nuotassero sulla sua superficie. Perché
sono voluto tornare a Trieste? La risposta più ovvia e scontata
è che, avendovi le mie radici, desideravo rituffarmici, cercare
di recuperare alcuni lontani ricordi infantili, in una specie di
viaggio della memoria. Probabilmente c’è anche questo, ma
non solo. Partii da qui seguendo i miei genitori che avevo pochi
anni, non andavo ancora a scuola: un’età sufficiente ad
avere ricordi precisi, ma non bastevole per riuscire ad apprezzare
appieno la propria città, nel bene e nel male. Perché, dunque?
Ho sempre provato, nel corso della mia vita, una forte
voglia di Est, ma non del lontano Oriente, quello della Cina,
del Giappone, bensì di quello a noi più prossimo, da noi così
diverso e a noi simile allo stesso tempo: l’Est dei Balcani, dei
Paesi slavi, quell’Est che qui si può respirare a ogni angolo, e
che evidentemente è riuscito a contaminarmi l’anima anche
durante il poco tempo trascorso nella mia città natale. Trieste
è un luogo di contaminazioni, e proprio per questo non accetta
di esserlo, perché non è capace di darsi una rappresentazione
unica delle sue molte sfaccettature. Io stesso sono un
perfetto rappresentante di contaminazione: il cognome è di
origine greca (pare che il primo avo a stabilirsi qui ci sia venuto
nel Settecento), mio padre era mezzo triestino e mezzo
boemo, mia madre istriana, e quindi anche con ascendenze
croate. Sarà per questo che non mi piacciono le definizioni
nette, i confini determinati, ma preferisco muovermi in spazi
interconnessi da sfumature, in un continuum privo di bruschi
salti."
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MessaggioInviato: Mer Mag 14, 2008 10:48 am Rispondi citando
margherita
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Gò letto più de una volta e, strano, gò avudo ogni volta la stessa sensazion , me xe sembrada una descrizione più che una sensazione, la gò sentida in certi punti troppo fredda , troppo descrittiva oseria dir quasi priva de anima, forsi perchè te son stado troppo via de Trieste e quando te ieri te ieri troppo piccolo per abbracciarla in pieno.
Scusa no vol esser una critica bensì solamente un'opinione. Very Happy

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MessaggioInviato: Mer Mag 14, 2008 12:49 pm Rispondi citando
dan68
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Nema problema, anche se xè una critica: el bel de leger (e de farse leger) xè proprio che no esisti una interpretazion univoca, ma ognidun ghe meti del propio, in base al umor del momento, ala sua sensibilità ecc.
No son stado via 'ssai dei Trieste (la gò lasada nel 2005) e ghe gò pasà i primi 37 ani de vita... Forsi però son cressudo in un periodo che la zità la iera in piena decadenza e questo me gà in qualche modo segnado; quel che più me xè restà de quei ani (no dimentichemose che ierimo ancora sula "cortina de fero" e che la Jugo iera ancora un paese comunista) xè l'atmosfera de confin fra due mondi: bela, per zerti versi, e straziante per altri.
Saluti

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OGNI RIDADA GHE CAVA UN CIODO ALA CASSA DE MORTO
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MessaggioInviato: Mer Mag 14, 2008 4:38 pm Rispondi citando
york
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Me ricordero sempre l'introduzio/spiegazion de un profesor de musica in una serie de concerti, conveniente fati al pomerigio... Fati no tanto pel esperto ma per gente in general... In musica in sto caso, come con altre forme artistiche... Se l'autor te toca in qualche modo [anca se xe una interpretazion tua] godite e no sta filosofar tropo... [This is my humble opinion]... Smile Smile Smile

Grazie Dan

York Very Happy

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MessaggioInviato: Mer Mag 14, 2008 6:16 pm Rispondi citando
margherita
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Te ringrazio della precisazion Dan ,per inciso quando te vegnerà de novo a Trieste sarà solo che un grande piazer incontrarte e se te gà altro sulla nostra cara città per cortesia no farghe caso se te dirò de novo el mio pensier ciapilo solo per quel che el sarà n pensier e basta. Very Happy

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MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 2:28 pm Rispondi citando
aurio
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Caro Dan, se te consideri che le mie nostalgie xe tute riferide ai ani Cinquanta, te capirà ben che go avudo tuto el tempo de diventar nostalgico. Calcola che co go lassà Trieste nel 1963 ti no te ieri probabilmente ancora nato: La Trieste de ogi ga poco de spartir con quela de alora,e ormai son rivado al "punto de non ritorno" de caminar giorno dopo giorno per zità e no incontrar nissun che conosso o che me conossi. E anche le amicizie rimaste, beh, lassemo perder....
Xe la vita, coi sui alti e bassi: adesso son sta un mese a Trieste e, te sa una roba? No vedevo l'ora de tornar a Roma! A tuto se se afeziona e, dopo trenta ani de Pietralata, me par bel anche quela!!!

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AURIO
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MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 6:32 pm Rispondi citando
Ursus Canadiensis
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Una volta traspiantada dal vaso in campo, la salata prima la pianzi e la va tuta fiapa e triste, ma dopo, col'andar del tempo la fa nove radise, la cresi, la scopri un novo mondo che no xe più ristreto del muro convenzionale del vaseto la prospera, più felice e contenta che mai. Tornar a traspiantarla nel vaso denovo saria coparla.

"Xe bela Trieste, Bruno," me diseva un dei centoquaranta cugini che go a Trieste, "La più bela cità del mondo," el ga esclamà per finir la frase.

Giudicar quala che xe la cità più "bela" o più no importa qual agetivo del mondo xe come giudicar un cubeto de ciocolata fra i mile; se trova sempre in quel'altro un gusto che al precedente ghe mancava, ma se per tuta la vita un ga asagiado solo quel particolare cubeto che ghe piasi, alora si che quela xe la miliore ciocolata del mondo.

No se pol dimenticar le radise dove che se xe nati e dove che se ga pasà l'infanzia, ma con l'andar dei ani se se invecia, se fa nove esperienze, se vivi in novi posti dove che se fa profonde amicizie o familia e tut'int'un quel che prima pareva una mansion, adeso xe una casupola che ne ga ospitado co' jerimo pici. Co' se torna a visitarla se se acorzi che amenochè no se ga fato nove amicizie, el mondo che vivi la xe cambià e se se senti più stranieri a casa che pel mondo dove che se se trova. Ma no dovesi eser triste l'esperienza, anzi se dovaria aprezarla e tentar de riscoprir l'anima de quel che se ga lasà indrio decadi e decadi fa.

Grazie per el tuo post, Aurio. Me ga fato piazer de costatar che no son solo a gaver quel'esperienza de eser un foresto a casa mia.

Orso

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MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 6:40 pm Rispondi citando
macondo
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Messaggi: 344




Belisimo post, Bruno. No te podevi espresarte mejo de cussí.

E ringrazio la fortuna che go avudo, che la tapa de la 'salata fiapa' a mi la me xe durada meno de tre setimane Very Happy
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MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 6:53 pm Rispondi citando
aurio
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Località: Roma - Trieste




El fato xe, Orso caro, che se resta mal quando che, finalmente disposti a riabraciar le proprie radise, se se acorzi che le radise se ga permesso de cambiar e de sviluparse per conto proprio senza pensar a noi, cussì come noi semo cambiai senza pensar che lore no le gavemo lassade in naftalina a spetarne. La nostra Trieste? No la esisti più se non nela nostra memoria: quela de adesso xe una cità che ghe somiglia, che ga dele corrispondenze topografiche, che in qualche modo la zerca de imbroiar sul sentimento, ma no la xe quela che se iludemo ogni volta de ritrovar. E ogni ano manca quela casa, manca quel albero, manca quela paneteria, e quando che, per miracolo de Dio, se incontra qualchedun che se conossi, nel suo aspeto invecià se ga l'imagine veritiera de quel che semo diventadi noi e vien voia de far come la Contessa di Castiglione che gaveva cavà tuti i speci de casa sua...

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AURIO
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