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Par una favola
MessaggioInviato: Gio Nov 13, 2008 11:52 am Rispondi citando
giacomin
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Località: Trieste




Dama regala appartamenti e gioielli a sette studenti, i più bravi di due superiori

Ha posto una sola condizione: non potranno vendere i beni finché non avranno compiuto 26 anni

LA STORIA
Li ha chiamati a casa, ha fatto loro un discorso commovente e poi ha fatto sorteggiare le sue proprietà
I ragazzi frequentano l’Oberdan e il Carducci. La signora, dopo essersi rivolta alle scuole, li ha contattati direttamente

di GABRIELLA ZIANI


Sembra una favola, e invece è storia di questi giorni. È un segreto, però bisogna dirlo. In questa Trieste che ha fama di essere troppo presa da se stessa, e mentre gli studenti in piazza reclamano finanziamenti e futuro, cultura e decoro intellettuale, è successa una cosa straordinaria.
Sette giovani triestini hanno ricevuto in dono da una «signora» loro concittadina sei-sette appartamenti e un sacchetto di gioielli di pari valore. Un regalo per bravi e meritevoli, con un unico vincolo: che i beni ricevuti non siano venduti fino a che i nuovi intestatari non avranno compiuto il 26.o anno di età. A quell’epoca, aiutandosi coi proventi forniti dalla loro benefattrice, potranno essere - s’intende - già laureati.
Non è possibile dire con certezza se gli appartamenti siano sei o sette, né quale sia il loro effettivo valore. Regna sulla vicenda una riservatezza assoluta, ma non taccagna. Nessuno vuole nuocere all’altro, e in prima battuta la fatina-donatrice non vuole pubblicità, non vuole apparire, non vuole mettere in vetrina i suoi protetti, non vuole correre il rischio che qualche cavillo sopravanzi e disgreghi le buone intenzioni e financo le firme notarili.
Si sa che quattro di questi studenti hanno frequentato il liceo scientifico Oberdan e tre l’istituto magistrale Carducci. Uno ha ricevuto un appartamento di montagna. Un altro una casa a Trieste. Un terzo i gioielli. Un quarto un appartamento a Grado. Un quinto la casa dove tuttora abita la generosa dama. Gli altri due altre case. Tutti i beni sono stati destinati, come farebbe una nonna protettrice coi suoi nipoti. Grado e la residenza sono vincolati al possesso della «nuda proprietà». La benefattrice se ne è riservata l’usufrutto a vita. Ma padrona non è più.
È una bella signora, lucente nel viso, impossibile stabilire la sua età. È curatissima ed elegante. Perfino gentile nella deliberata ritrosia. «Sono senza parenti, senza discendenti ed eredi - dice prima di sparire nel suo portone, occhi vivi e voce dolce ma ferma - per favore non voglio dir niente, certe cose si fanno col cuore, e il cuore quando fa non parla».
Sta di fatto che un bel giorno più o meno di febbraio la signora si è presentata nelle scuole e ha manifestato la sua decisione: «Voglio fare una donazione a ragazzi bravi e di reddito non altissimo». I presidi si son trovati spiazzati. Come scegliere i nomi? Come fare una graduatoria? Hanno ripescato gli studenti che lo scorso anno si erano diplomati con i migliori voti. Hanno preso contatto. Hanno dovuto ottenere da loro stessi e dalle famiglie il consenso a trasmettere nomi, telefoni, indirizzi.
«E tra una cosa e l’altra - dice una vicepreside raccontando anche di un cambio al vertice della scuola intervenuto nel frattempo che ha molto impegnato tutto l’apparato amministrativo su altri fronti - un po’ di mesi sono passati, e a un certo punto questa signora è tornata da noi molto arrabbiata, dicendo che era passato davvero troppo tempo senza che le cose da lei desiderate andassero a segno, ci ha rimproverati affermando di stare ormai per morire...».
Le è stato risposto in modo tranquillizzante e affettuoso, «signora, lei è in ottima forma, ci dispiace, adesso faremo ogni cosa». Ma sia all’Oberdan e sia al Carducci quando i presidi hanno finalmente trovato il tempo di stabilire il contatto con gli ex studenti sono rimasti a bocca aperta. Spiazzati sul campo. Innervosita da un ritardo che forse le era parso irriguardoso, la dama aveva già fatto tutto da sè.
«Che cosa abbiamo fatto noi? - dice il secondo preside - Veramente, ha fatto tutto lei, tutto questa signora da sola». Non si sa esattamente come abbia proceduto la benefattrice, sta di fatto che è riuscita a pizzicare per conto suo gli studenti indicati dalle scuole, a spiegare loro l’incredibile progetto, a trovare consenso, a portare tutti quanti dal notaio. «Li ha chiamati a casa sua, ha fatto loro un discorso che hanno poi descritto come molto commovente, ha tirato a sorte i suoi beni» dicono sottovoce le scuole, prudenti nel relazionare, ma consapevoli che un atto così speciale non ha diritto a restare del tutto ignoto.
Da quel giorno sette ragazzi triestini è come se avessero vinto qualche ricca lotteria, o avessero ricevuto un bel mattino l’insperata eredità di un ignoto zio d’America, col vantaggio che nessun vizioso gioco ha fatto la loro fortuna, bensì una piccola e speciale signora che loro conoscono, ma che pubblicamente resta senza nome, perché così ostinatamente vuole.
La voce comunque si è sparsa, perché i segreti sono pentole senza il coperchio. Circonda l’evento un sentimento di ammirazione, stupore e simpatia. Di solito anziani coniugi, anziane signore, amano lasciare i beni di cui nessun erede potrebbe beneficiare a organizzazioni benefiche, e più spesso di quel che non pare anche a istituti e istituzioni sanitarie, al Burlo Garofolo e all’Azienda sanitaria, per esempio, che poi devono incaricarsi di vendere gli appartamenti o metterli all’asta per ricavare denaro da usare per gli scopi istituzionali di ciascuno.
In quest’anno davvero storico per gli eventi che riguardano la scuola, e che anche a Trieste hanno fatto aprire gli occhi su una ignorata, sconosciuta maturità dei giovani studenti che chiedono più studio e non meno, è successo anche il fatto incredibile: che una persona evidentemente facoltosa decidesse di scegliere proprio degli studenti per propri eredi. Ma facendo anche di più, perché si tratta di una cosiddetta «donazione in vita», dunque i ragazzi sono già proprietari. Tranne che per la residenza della signora e per l’appartamento delle vacanze gradesi.
Che cosa faranno i giovani dei nuovi beni, oltre che pagare in proprio le spese notarili, unico onere a loro carico? Rintracciarli è un’altra caccia al tesoro senza premio finale. Discreti come i grandi. L’unico spiraglio lo concede un papà, che accetta sotto stretto anonimato di prendere la parola: «Non vogliamo dire niente, questo è lo spirito della cosa, con la signora siamo d’accordo in questi termini, con i ragazzi pure, quindi per favore: arrivederci».
Ed è così che la dama è scomparsa l’altra sera nel suo portone, rincasando incalzata dalle domande, e ringraziando per l’attenzione. Signora, dicono che Trieste è un po’ avida e un po’ avara, e poco attenta ai giovani, non vorrebbe dimostrare il contrario, e raccontare quel che è successo? «Dicono così? Mi dispiace, non è vero per niente, ma io l’ho fatto davvero col cuore e per questi ragazzi, non per altri, e il cuore quando fa non parla. Grazie, però, grazie lo stesso».

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