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Mario Magajna
MessaggioInviato: Mer Ott 24, 2007 3:10 pm Rispondi citando
servolo
Registrato: 09/10/05 15:55
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Salve, Mario Magajna ne gà lassà.........
devo premeter che Mario lo conossevo de quando che rivo cola memoria, e el iera per bon una persona ecezionale,sempre disponibile a darghe consigli a un muleto che a 13 anni el se gaveva fato in cusina una specie de camera oscura (prima de rivar aver una vera camera oscura, ma tanti anni dopo):sul giornal de ieri a firma de Claudio ERnè, xe un bel'articolo sula Sua vita. Ciao Mario.........

TRIESTE Mario Magajna, il decano dei fotoreporter triestini, è morto ieri dopo una lunghissima malattia. Aveva 91 anni e con i suoi occhi azzurri e gli obiettivi delle sue fotocamere, ha visto e fermato sulla pellicola più di mezzo secolo di Storia triestina. Dagli ultimi sussulti della guerra che ha squassato l’Europa, al nuovo Millennio, lui era lì con la sua macchina a tracolla, il basco sul capo e una parola gentile per tutti.
Trecentomila sue immagini sono conservate negli archivi della Biblioteca nazionale slovena e degli Studi, perché Mario Magajna è sempre stato legato indissolubilmente alla redazione del quotidiano «Primorski Dnevnik» e alla cultura di chi parlava la sua lingua. Da qui il «rispetto» e il salvataggio e la valorizzazione deli suoi negativi e delle sue «vintage prints». In sintesi è stato il fotografo ufficiale degli sloveni di Trieste di cui ha raccontato non solo le tormentate vicende politiche e gli atti ufficiali, ma anche la vita di ogni giorno, le feste, i matrimoni, le sagre, lo sport, le tradizioni e l’attaccamento alla propria terra e al proprio passato.
Attraverso il mirino della sua Rollei biottica e della sua Konica Autoreflex, Magajna ha raccolto con umanità e sensibilità anche la storia di un mondo che non c’è più. Pescatori che rammendano le reti sul selciato delle rive, rivendite fumanti di mussoli, bambini in calzoni corti, periferie, zingari coi loro carri e i loro cavalli, operai del cantiere San Marco in corteo. Ma anche scontri con la polizia, devastazioni attentati. E’ stato il testimone prezioso di un’epoca ma anche il protagonista di un momento irripetibile della città e della gente che vi viveva.
Del problema di Trieste, quando Mario Magajna aveva da poco iniziato a lavorare, si discuteva a New York tra gli scranni dell’Assemblea generale delle Nazioni unite. La città era un problema politico mondiale e le sue fotografie hanno avuto il merito di rappresentare l’iconografia ufficiale di una parte precisa, quella slovena.
Ecco perché il suo lavoro ha un grande merito: è facilmente leggibile, interpretabile, perché non vi sono dubbi o ambiguità di sorta su chi gli aveva commissionato quei servizi fotografici.
La sua presenza alle cerimonie commemorative alla Risiera di San Sabba, al poligono di Opicina, sotto le finestre del conservatorio di via Ghega dov’erano stati impiccati per rappresagliaciquanta antifascisti, era un punto fermo, un dato scontato. Chi gli ha voluto bene e lo stimato, lo ricorda quasi novantenne con un impermeabile addosso, un berretto sul capo per proteggersi dalla pioggia e la macchina fotografica al collo, mentre entra camminando a fatica tra i due muri altissimi muri in cemento dell’unico campo di sterminio nazista in Italia. Anche da pensionato, Mario Magajna non aveva rinunciato alla sua fotocamera, alla possibilità di cercare, attraverso il mirino, qun attimo importante da fermare per sempre sulla pellicola. Chi lo aveva incontrato all’ingresso della Risiera lo aveva salutato. «Ciao Mario», gridato forte, perchè Mario potesse sentire.
Magajna era nato il 12 ottobre 1916 a Trieste ma poco dopo la famiglia si era trasferita a Santa Croce. Li, tra quelle case di pietra poste al limite del ciglione carsico, quasi a picco sul mare, aveva passato la sua infanzia. Dal 1930 al 1939 era stato «giovane di bottega» nel laboratorio di Fotoradiottica. Camera oscura, luce rossa, bacinelle da lavare, vapori di idrochinone e fenidone, mani immerse dell’iposolfito di sodio, stampe da smaltare e da spuntinare. Una dura gavetta, che nel 1940, nel momento in cui l’Italia di Mussolini era entrata in guerra con Francia e Inghilterra, aveva subito una svolta. Mario Magajna era stato assunto come tecnico nel reparto di radiologia dell’Ospedale Maggiore. Sviluppa le lastre ma la notizia delle sue capacità si spande nei reparti. Viene chiamato a documentare con la macchina fotografica i più importanti interventi chirurgici
Dal 1943 inizia a collaborare segretamente con il Fronte di liberazione sloveno. Realizza fototessere per documenti falsi, utilizzati per sfuggire alle retate e per poter utlizzare le tesser eannonarie.
Nel 1944 ferma sulla pellicola i primi massicci bombardamenti subiti da Trieste. cantieri, porto, raffineria Aquila, case, nodi ferroviari, macerie e morti. Nel 1945 quando la città viene occupata dalla truppe jugoslave del maresciallo Tito, inizia a collaborare col «Primorski Dnevnik» che l’anno successivo lo assume come fotoreporter. Un lavoro massacrante, in strada per ore e ore, poi nella camera oscura posta all’ultimo piano dello palazzo di via Montecchi, nel cuore di San Giacomo. Lo obbligano alla pensione nel 1977 per raggiunti limiti di età, ma la sua collaborazione con il quotidiano sloveno si interrompe appena nel 1993. Mario Magajna, un uomo con la macchina fotografica.

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se no guanta cambia
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MessaggioInviato: Gio Ott 25, 2007 2:30 pm Rispondi citando
Starlite
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Località: Trieste




Mi no savevo chi che fossi prima del 2001. Nel 2001 fazevo el rilevator per el censimento e andavo in giro per le case portar i moduli, iutar per la compilazion e ritirarli.

Iero finì casa sua Very Happy

Xe sta una dele persone in assoluto piu' cocole che gavevo trovà. Me ga fato accomodar in casa, el me ga ciacolà e me ga oferto un bicerin de trapa domacia al miel, sia co son anda' portarghe che quando iero ritirarghe el modulo Very Happy

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Mario Magajna
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